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Facebook: ancora grane sulla privacy, ma diminuiscono gli account Fake e migliora l’anti fake news

I problemi, in merito alla privacy, non sembrano finire in quel di Facebook che, però, cerca di guardare avanti, rendendo più chiare le sue policy, chiudendo diversi account fake pro Russia, ed estendendo il controllo delle fake news in altre parti del mondo.

Internet e Social
Pubblicato il 5 aprile 2018, alle ore 12:33

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Facebook: ancora grane sulla privacy, ma diminuiscono gli account Fake e migliora l’anti fake news

Gli ultimi tempi possono sicuramente dirsi un “annus horribilisper Facebook, almeno per quel che riguarda la privacy, aspetto nel quale continuano ad emergere particolari inquietanti: nel frattempo, però, in quel di Menlo Park guardano anche avanti, riscrivendo in modo più chiaro le policy del social, annunciando nuove iniziative anti-fake news, e mettendo in cantiere il già accennato speaker smart per improntare al blu anche le nostre case.

Partiamo dalle “cattive notizie”. Facebook ha fatto nuove rivelazioni, nelle scorse ore, in merito allo scandalo Cambridge Analytica ed ha ammesso – per bocca del CTO (chief technology officer) Mike Schroepfer – che, ad esser stati trafugati a scopo profilazione, non sono stati i dati di soli 50 milioni di utenti, come ipotizzato all’inizio, ma di ben 87 milioni, per la maggior parte concentrati negli States. Se ciò ancora non bastasse, grazie al tabloid britannico Daily Mail, è ribalzata in rete un’intervista concessa da Zuckerberg alla rivista Vox nell’ambito della quale il CEO ha confermato le voci secondo le quali il suo team analizzerebbe costantemente gli scambi e le conversazioni avvenute su Messenger, allo scopo di individuare messaggi testuali o immagini non conformi alle regole del social.

Nei giorni scorsi, è bene ricordarlo, Facebook aveva ammesso che, su Android, la sua companion app accedeva ai contatti della rubrica, leggeva gli SMS, e controllava la cronologia delle chiamate, con lo scopo di meglio supportare la funzione di suggerimento dei potenziali amici sul social: in seguito alle polemiche sopraggiunte a riguardo, Facebook ha rivisto tale feature, decidendo di raccogliere solo i dati prettamente essenziali alla medesima, rinunciando a trasferire sui suoi server i contenuti dei messaggi e rimuovendo i log più datati di un anno.

Per fortuna, il 25 Maggio, entrerà in vigore il GDPR – il nuovo regolamento comunitario in fatto di riservatezza e dati personali – con Facebook che già si è preparata all’evento varando un nuovo Hub per la privacy, un pulsante unico per cancellare le app ed i servizi ai quali si accede tramite le credenziali del social e, in futuro, sono stati calendarizzati anche altre misure, come un metodo per selezionare e cancellare rapidamente i vecchi post, ed una semplificazione – anche nelle tempistiche – del sistema che consente di scaricare una copia dei propri dati. Il problema, però, è che – secondo quanto rivelato alla Reuters da Mark stesso – la normativa europea non diverrà uno standard internazionale, sottintendendo che, forse, al di fuori del vecchio Continente, gli iscritti al social potrebbero godere di minor tutele in fatto di riservatezza.

Il buon Galileo Galilei direbbe (qualcosa) eppur si muove. La dirigenza di Facebook è consapevole di dover uscire dal gorgo delle polemiche e, a tale scopo, ha annunciato nuove misure contro l’Internet Research Agency, l’agenzia russa di San Pietroburgo che, sin dalla sua nascita, 3 anni fa, ha preso – con un centinaio di account falsi scovati lo scorso autunno – a condizionare le elezioni politiche straniere (l’ultimo tentativo, con 30 mila account fasulli chiusi, in occasione delle presidenziali francesi che hanno visto la vittoria di Macron). Negli ultimi giorni, dell’IRA sarebbero stati chiusi altri 270 account fasulli, responsabili d’aver comprato spazi pubblicitari per condizionare sia i cittadini russi che quelli russofoni nelle vicine Ucraina e Azerbaigian.

Dal NewsRoom di Facebook è giunta anche la comunicazione che il social ha deciso di riscrivere (non in senso sostanziale) le Condizioni d’Uso e la Normativa sui Dati del social, per renderle, tramite perifrasi, più semplici alla comprensione. Tale misura NON coinvolgerà WhatsApp ed Oculus, dotate di regole proprie, ma influirà su quasi tutti i restanti prodotti di Facebook, a partire dal social in tutte le sue emanazioni (web, app, Mentions, Moments), per proseguire con realtà note come Instagram, Bonfire, e ToBeHonest (da poco acquisita).

Anche la battaglia contro le fake news continua. Lo strumento “About this article“, testato sin dall’anno scorso negli USA per aiutare le persone a contestualizzare le notizie, verrà esteso anche in altre parti del mondo, e sarà accessibile tramite una “i” (informazioni”) posta tra il titolo della notizia e la sua immagine didascalica: premendo tale pulsante, verrà indicata la fonte (onde valutarne l’autorità), il suo riferimento sulla Wikipedia (se presente), un elenco delle notizie correlate, ed informazioni demoscopiche utili (in quali parti del mondo la notizia è stata condivisa di più e quante volte), oltre all’elenco degli amici che l’hanno condivisa maggiormente.

Stesso discorso per lo speaker smart che avrebbe dovuto esser presentato a Maggio, nel corso della conferenza F8 riservata agli sviluppatori. Il gadget si farà più avanti, col nome di Facebook Portal: oltre al display, come l’Amazon Echo Show, disporrà anche di una webcam per le videochiamate, con riconoscimento facciale. Quest’ultimo, però, dovrebbe servire solo per caricare il profilo giusto, in un contesto familiare, e non più per semplificare il salvataggio sul cloud dei dati, disconosciuto a favore di un più prudente backup solo locale.

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Facebook si è cacciata in un bel guaio, d'altronde inevitabile. Offre un servizio notevole, e senza chiedere alcun abbonamento: normale, quindi, che in qualche modo dovesse monetizzare. Lo ha fatto usando gli utenti come merce, ed ora si ritrova a dover fare parziale retromarcia, ma non troppo, per garantire più diritti al suo "popolo". L'equilibrio da raggiungere è difficile, soggetto a una sorta di "marcia del gambero", ma i passi avanti ci sono: meglio tardi che mai. Sullo speaker smart, credo che sarà oggetto di nuove polemiche se e qualora dovesse concretizzarsi: nel frattempo, godiamoci la riduzione degli account fake, e le notizie meglio contestualizzate.

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