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Napoli

Cardito: Giuseppe, ucciso di botte dal patrigno, entrava in classe pieno di lividi. Nessun intervento da parte della scuola

Dalla scuola frequentata dal piccolo Giuseppe di soli 7 anni, ucciso di botte dal patrigno, non è arrivata mai nessuna segnalazione di maltrattamenti. Le maestre lo chiamavano persino scimmietta.

Cronaca
Pubblicato il 19 aprile 2019, alle ore 12:57

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Cardito: Giuseppe, ucciso di botte dal patrigno, entrava in classe pieno di lividi. Nessun intervento da parte della scuola

Un’ulteriore svolta sulla vicenda del piccolo Giuseppe di soli 7 anni ucciso di botte dal patrigno Tony Essoubti Badre. Dopo l’arresto dell’assassino, e della madre, qualche giorno fa sono saltati fuori nuovi importanti elementi. Il bambino e la sorellina di 8 anni si presentavano a scuola spesso pieni di lividi e tumefazioni, ma nessun intervento e/o segnalazione è scattata da parte delle maestre e della scuola.

I bambini più volte avevano rivelato che a ridurli in quello stato era Tony, il compagno della madre, ma dalla scuola non è mai giunto alcun tipo di iniziativa per tutelarli. Solamente lo scorso 18 gennaio 2019, a distanza di circa una settimana dalla tragedia, dopo che la sorella di Giuseppe si era presentata a scuola con un orecchio quasi strappato, era stata compilata una relazione per informare la preside, Rosa Esca. 

Relazione rimasta lì in un angolo dell’ufficio della direzione scolastica, e che subito dopo la tragedia fu recuperata dai carabinieri. La posizione della preside ora si complica, perché  Il gip Antonella Terzi – nell’ordinanza – parla di “colpevole negligenza” della dirigente scolastica e definisce la segnalazione “debole quanto tardiva“.

Nel frattempo, il ministro dell’istruzione, Marco Bussetti, ha inviato degli ispettori presso l’istituto Salvatore Quasimodo, frequentato dai bambini al fine di recuperare elementi validi per l’attribuzione di eventuali responsabilità alla dirigente scolastica, alle maestre, e alla scuola. In una intercettazione telefonica tra due maestre emerge chiaramente che una delle due insegnanti ammette che non è stato fatto niente per evitare la tragedia.

In più, una delle maestre di Giuseppe lo chiamava scimmietta perché il bambino non parlava e si buttava a terra. Un patrigno violento, una madre assente e succube del compagno, delle maestre del tutto indifferenti alle violenze subite quotidianamente dai bambini. Ecco i personaggi di questa vicenda. Nei prossimi giorni, dopo l’indagine degli ispettori scolastici, emergeranno nuovi elementi per la ricostruzione di questo intricato puzzle. 

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Cosa ne pensa l’autore
Beatrice Cinnirella

Beatrice Cinnirella - Una vicenda che più passano i mesi, più diventa squallida e vergognosa. Questi poveri bambini erano vittime due volte. Prima della violenza del patrigno e poi dell'indifferenza dell'istituzione scolastica che nulla ha fatto per sottrarli alla furia omicida di quel mostro. Andava a scuola con segni evidenti di maltrattamento, eppure nessun intervento da parte delle maestre.

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