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Facebook: pedinamento per gli utenti che la minacciano, polemiche anti-Amazon, tentata acquisizione di Unity

Facebook è di nuovo al centro delle polemiche, per alcune dichiarazioni anti-Amazon di un suo ex dirigente, ma anche per un tracciamento di utenti ritenuti potenzialmente minacciosi per se stessa: in più, emergono le passate strategie del social per VR ed AR.

Internet e Social
Pubblicato il 18 febbraio 2019, alle ore 12:36

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Facebook: pedinamento per gli utenti che la minacciano, polemiche anti-Amazon, tentata acquisizione di Unity

Che settimana sarebbe senza una buona dose di polemiche in salsa Facebook? Dev’esserselo chiesto anche il network informativo CNBC, autore di una rivelazione bomba su uno spionaggio social in salsa Grande Fratello, ed un ex alto dirigente Facebook, latore di una polemica contro Amazon. Destinato a far discutere è anche un rumors su una mancata acquisizione in ambito AR/VR.

Qualche giorno fa, il portale all-news CNBC – specializzato in notizie di carattere finanziario – ha pubblicato le rivelazioni di alcuni ex dipendenti di Facebook secondo i quali il social compilerebbe una lista, definita “Bolo (Be on lookout=essere alla ricerca), comprendente centinaia di persone, ritenute potenzialmente pericolose per i dipendenti dell’azienda di Menlo Park. Si tratterebbe di individui che avrebbero rilasciato commenti minacciosi o semplici vaffa ai post dei dirigenti di Facebook (Mark Zuckerberg compreso), o che avrebbero solo vagamente alluso alla possibilità di far loro del male (es. “Domani tutti quanti la pagheranno“). Facebook, in una prima replica, ha spiegato che, in tale lista, solo dopo aver consultato il reparto risorse umane e legale, vengono inclusi solo casi specifici: eppure, secondo CNBC, di default sarebbero posti all’indice anche tutti gli ex dipendenti del social, forse nel timore di qualche vendetta o ripicca.

Le persone incluse nella lista “Bolo” verrebbero tenute d’occhio dal team di sicurezza di Facebook, tramite il rilevamento della loro posizione (via app o indirizzo IP) e, nel caso la loro presenza venisse segnalata vicino ad una delle sedi di Facebook, si appronterebbero delle misure cautelative, in alcuni casi anche facendo ricorso alle forze dell’ordine. A questo punto, da Menlo Park – per il tramite di un portavoce – è arrivata la classica “difesa d’ufficio“, secondo la quale vengono sempre rispettate tutte le normative sulla privacy, e che l’operato del suo team di sicurezza è solo finalizzato per mantenere al sicuro i dipendenti dell’azienda.

Per una polemica che si chiude, per ora, un’altra se ne apre, ad opera di Sean Parker, ex hacker e co-fondatore di Napster, presidente di Facebook nel suo primo anno di vita (salvo poi dimettersi per un’inchiesta sul consumo di cocaina): ebbene, il programmatore classe ’79 ha accusato Amazon, mediante i suoi smart speaker/display (animati da Alexa e muniti spesso di microfoni omnidirezionali), di memorizzare le conversazioni degli utenti (forse dimentico che Facebook stessa ha da poco commercializzato i suoi analoghi smart display), costituendo un bacino d’informazioni che potrebbero essere potenzialmente utilizzate contro gli utenti in tribunale o per altri scopi. Ad oggi, ancora nessuna presa di posizione risulta essere stata assunta dall’azienda di Jeff Bezos, né alcuna rettifica o smarcamento sembra esser giunto da Menlo Park: la quiete prima della tempesta?

Infine, una gustosa rivelazione ottenuta dal portale tematico PCGamesN a proposito dei progetti di Facebook in ambito AR/VR. Secondo la rivista online, che ha pubblicato alcuni stralci del best-seller di Blake Harris, “The History of the Future“, Mark Zuckerberg, un anno dopo aver comprato Oculus (realizzatrice dei suoi attuali visori VR, es. Oculus Quest o Go), avrebbe dichiarato – nel 2015 – di voler acquistare il motore grafico Unity, per evitare un’azione ostile da parte di Google ed Apple, che già investivano molto nelle piattaforme per il fronte mobile, e per accelerare l’arrivo sul mercato dei propri progetti AR e VR. Come noto, è storia il fatto che, poi, tale acquisizione non si sia consumata.

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Posso capire che Facebook voglia tutelarsi ma, insomma, schedare centinaia di persone per farlo, mi sembra un po' eccessivo: l'azienda sostiene di farlo rispettando la privacy di tutti, e dopo aver sentito il proprio ufficio legale, ma dubito che le persone attenzionate sarebbero così pacate nel venire a sapere di essere su una lista nera. Per il resto, la polemica di Parker mi sempre alquanto discutibile: bisognerebbe prima guardare in casa propria, prima di accusare gli altri. La mancata acquisizione di Unity, per quel che sembra, ha solo rallentato l'arrivo sul mercato della VR di Facebook, che già s'era portata avanti, e non di poco, accapparrandosi Oculus.

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