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Facebook, oltre a realtà virtuale e notizie affidabili, punta alla monetizzazione in Messenger, Instagram, e WhatsApp

Facebook si è letteralmente scatenata quanto a novità che, a parte la realtà virtuale per Oculus e le nuove misure anti fake news per il social, da Messenger a WhatsApp, passando per Instagram, riguardano tutte la questione della "monetizzazione".

Software e App
Pubblicato il 4 maggio 2018, alle ore 19:31

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Facebook, oltre a realtà virtuale e notizie affidabili, punta alla monetizzazione in Messenger, Instagram, e WhatsApp

Nelle scorse ore, Facebook si è letteralmente scatenata a suon di novità per la realtà virtuale, in Oculus, e contro le fake news, nel social, senza dimenticare l’introduzione della realtà aumentata in Messenger, dei micropagamenti su Instagram, ed il probabile arrivo della pubblicità su WhatsApp, dopo l’abbandono del suo creatore, Jan Koum, in forte disaccordo con Zuckerberg. 

Nei momenti conclusivi dell’F8, Zuckerberg ha annunciato altre novità, per quel che concerne la realtà virtuale. In particolare, in vista dell’arrivo del visore low cost Oculus Go, l’ambiente simil SecondLife noto come “Oculus Rooms” (nato per Gear VR, ma da non confondersi con “Spaces“), che permetteva all’utente di interagire con gli avatar degli amici ascoltando con loro musica, e cimentandosi in giochi da tavolo, verrà perfezionato con avatar più realistici, i quali potranno anche guardare film interi, acquistati dall’Oculus Store, e giocare a diversi successi della Hasbro (Monopoly, Trivial Pursuit, etc).

Oltre a ciò, sarà varata la nuova app “Oculus Venue” (per Gear VR e Oculus Go), che consentirà di guardare in compagnia (virtuale, s’intende), spettacoli (come il Gotham Comedy Club), concerti (es. di Vance Joy), e sport (es. il Major League Baseball) offerti dai partner Facebook, mentre l’altrettanto nuova “Oculus TV” (ma esclusiva per Go), simulerà un salotto all’interno del quale il proprio avatar, e quello degli amici, potranno guardare come su un grande schermo i film proiettati da editori scelti come Netflix, Hulu, RedBull TV, Pluto TV, e in seguito, anche ESPN. Non mancherà neppure una “Oculus Gallery”, che si occuperà di effettuare lo streaming, in VR, delle foto e dei video dell’utente, presi dagli account Facebook, Instagram, Dropbox, etc. 

Al Rosewood Sand Hill di Menlo Park, invece, è stata annunciata la novità riguardante da vicino Facebook, e relativa ad una nuova contromisura per fronteggiare le fake news. Mark Zuckerberg, in particolare, ha spiegato che, per controbilanciare il nuovo algoritmo che favorisce i contenuti di amici e parenti, verranno spinte in alto le notizie delle fonti ritenute affidabili, mentre le altre notizie – ad esempio gonfiate o non veritiere – potranno essere anche cancellate: a chi spetterà il compito di valutare l’affidabilità delle notizie? Agli utenti, a cui verranno proposti dei sondaggi nel corso dei quali saranno chiamati a dare un punteggio, in termini di affidabilità (o meglio fiducia), a una serie di fonti che verranno loro proposte. 

Le altre novità, trapelate dal quartier generale di Facebook, invece, fanno tutte rima con “monetizzazione”. La rivista Bloomberg, infatti, si è detta sicura, in base a fonti attendibili, che Facebook avrebbe condotto, nelle settimane post Cambridge Analytica, nuove indagini di mercato per valutare l’eventuale gradimento degli utenti verso una versione del social a pagamento, sostenuta tramite abbonamenti, priva di pubblicità e relative profilazioni. Ovviamente, l’azienda si è rifiutata di commentare tale indiscrezione, per quanto Sheryl Sandberg – Chief Operating Officer del gruppo – abbia sempre sostenuto di aver esplorato diverse modalità di monetizzazione, tra cui figura anche l’opzione “abbonamenti”. 

Sempre relativa nella mission di far fruttare l’immenso parco applicativo di Menlo Park, s’inserisce anche la novità, questa ufficiale, relativa a Messenger, secondo la quale – presto – le aziende (come Kia, Asus, Sephora, e Nike) potranno sfruttare la realtà aumentata (AR), in tandem con i messaggi testuali, per pubblicizzare – all’interno dell’applicazione in questione (usata da 1.3 miliardi di utenti) – i propri brand, e per richiamare l’attenzione sul lancio di un nuovo prodotto, o servizio.

Instagram, anche, si avvia a diventare – finalmente – redditizia per Facebook che già – tempo fa – vi aveva introdotto gli shoppable tag, attraverso i quali era possibile confrontare i prezzi per un dato articolo visto in una foto, concludendone poi l’acquisto sul sito del relativo produttore. TechCrunch, in tal senso, ha notato un’evoluzione di questa funzionalità che, tra non molto, a giudicare delle crescenti attivazioni avvenute in queste ore (anche nel nostro Paese), permetterà di trasformare Instagram in un negozio virtuale, nel quale si potranno comprare biglietti del cinema, vestiti, noleggiare un servizio, e prenotare un tavolo ad un ristorante, completando – però – i pagamenti in-app: il tutto diverrà possibile grazie alla nuova sezione “Pagamenti”, nella quale l’utente potrà registrare la propria carta di debito o di pagamento, con un PIN per autorizzare gli acquisti, ed uno storico di tutte le compere effettuate.

WhatsApp, infine. Secondo il Washington Post, il fondatore dell’app, Jan Koum, avrebbe lasciato Facebook per divergenze con Zuckerberg che riguarderebbero anche la questione dell’ingresso della pubblicità in WhatsApp, ormai da un paio d’anni tornata a essere gratuita: a conferma di ciò, il vice-presidente della messaggistica del social (che controlla l’app in verde comprata anni fa a caro prezzo), David Marcus, ha confermato che “stiamo rendendo sicuramente l’app più aperta alla pubblicità“, salvo precisare – poco dopo – che ciò avverrà con l’introduzione di  nuove API che permetteranno, a piccole e grandi aziende, di inviare e ricevere messaggi con i propri clienti e fan tramite (anche) WhatsApp. 

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Direi che non v'è da scandalizzarsi più di tanto: paventando la possibilità di un Facebook a pagamento, Zuckerberg vuol far intendere che, mantenendo i suoi servizi gratuiti, dovrà comunque monetizzare in qualche modo. Dati i contentini delle varie misure di adeguamento al GDPR (per i soli utenti europei), ora è la volta di fare sul serio sul versante della profittabilità, sostenuta a suon di contenuti, brecce pro pubblicità, realtà virtuale e aumentata, e tag per gli acquisti.

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