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Ponte Morandi, i parenti delle vittime criticano Salvini e i politici per la spettacolarizzazione perenne

Dopo la visita del leader leghista Matteo Salvini al cantiere del nuovo viadotto di Genova, i famigliari delle vittime del ponte Morandi criticano la spettacolarizzazione perenne di quella tragedia. Salvini risponde: un omaggio a chi ha lavorato bene.

Politica
Pubblicato il 24 giugno 2020, alle ore 17:26

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Ponte Morandi, i parenti delle vittime criticano Salvini e i politici per la spettacolarizzazione perenne

“Il ponte non può diventare ogni giorno una passerella, noi siamo stremati da tutta questa situazione, non ce la facciamo più”. È il commento di Egle Possetti, presidente del Comitato ricordo vittime ponte Morandi, in merito alla recente visita del leader della Lega Matteo Salvini sul nuovo viadotto di Genova, in occasione del collaudo con un’automobile, che ha attraversato l’intero viadotto.

Una visita già subissata da commenti ironici sui social, in merito al video postato dal politico leghista, in cui i pannelli fotovoltaici, che alimentano la nuova struttura, sono scambiati con inesistenti pannelli a metano.

Quel maledetto 14 Agosto di due anni fa, Egle Possetti perse in pochi istanti, nel crollo del ponte, metà della sua famiglia: sorella, cognato e due nipoti. La presidente sottolinea che questa presa di posizione non è legata alle idee politiche di Salvini, ma è  un’accusa alla perenne spettacolarizzazione sul cantiere: “Non riusciamo proprio a capire…”

Matteo Salvini sembra andare dritto per la sua strada, e ha commentato: “…Qualcuno si è offeso per il selfie? Si vede che può dare fastidio a qualcuno che io renda omaggio a chi lavora bene…”. I rappresentati del Comitato, invece ribadiscono che inaugurare il nuovo ponte, per rendere omaggio  alle maestranze che lo hanno realizzato, è una cosa diversa dal “…provare a dare un senso a questi riti fatti per tornaconto personale”, come ha spiegato Giuseppe Matti Altadonna, padre di Luigi, una delle 43 vittime

Molti ì dubbi sulla presenza di Salvini nel cantiere, il quale non avrebbe  alcun ruolo istituzionale da prevedere una simile autorizzazione e che dovrebbe essere accessibile solo agli addetti ai lavori. Insomma, ci si è chiesto chi abbia dato l’autorizzazione al “Capitano”. Secondo “La Repubblica”, la richiesta, è stata prontamente esaudita dai responsabili della struttura commissariale visto che, quando Matteo Salvini arriva, appena sceso davanti alla sbarra del cantiere, chiede semplicemente se si poteva salire. Quel che è certo, dopo 680 giorni, è che il viadotto resta chiuso.

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Cosa ne pensa l’autore
Giuseppe Folchini

Giuseppe Folchini - Questa volta Matteo Salvini batte sé stesso. Si trova in un posto dove non dovrebbe essere, scambia lucciole per lanterne e polemizza, forse non sapendolo, con i famigliari delle vittime del ponte Morandi stanchi di vedere passerelle dei politici, sulle macerie del ponte e dei propri cari scomparsi due anni fa

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