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Le Ong finalmente gettano la maschera: Abbiamo strappato i migranti all’inferno libico

L'Ong Mediterranea carica 54 migranti e si dirige verso l'Italia. Poi twitta: "Felici di averli strappati all'inferno libico". Ma le norme internazionali non prevedono la "deportazione" dei clandestini da un Paese all'altro.

Politica
Pubblicato il 5 luglio 2019, alle ore 19:53

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Le Ong finalmente gettano la maschera: Abbiamo strappato i migranti all’inferno libico

Le Ong cominciano a gettare la maschera. L’avevano già fatto con la Sea Watch, che aveva violato i confini italiani e, adesso, l’ha fatto anche la Mediterranea che, dopo aver raccolto 54 migranti davanti alle coste libiche, ha esultato non per aver salvato delle persone che stavano affogando in mare, quanto piuttosto per “averli strappati all’inferno della Libia”.

Questa frase può sembrare irrilevante, ma non lo è. In Italia, infatti, esiste un reato chiamato “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” che prevede una pena da 1 a 5 anni di carcere per chiunque “promuove, dirige, organizza, finanzia o effettua il trasporto di stranieri nel territorio dello Stato ovvero compie altri atti diretti a procurarne illegalmente l’ingresso nel territorio dello Stato”.

Le Ong si appellano al diritto del mare e alle convenzioni internazionali che disciplinano l’obbligo di soccorrere i naufraghi in mare. È vero. Ma le norme internazionali non dicono che si possono “strappare migranti” da un altro Paese. Questo non è salvare: è trasportare illegalmente delle persone da una nazione all’altra con conseguente reato di immigrazione clandestina.

La differenza tra “salvare” e “strappare” c’è ed è abissale. Le dinamiche delle operazioni di salvataggio delle Ong fanno trapelare una verità ormai comprovata: le navi umanitarie non vagano nel Mediterraneo con lo scopo di aiutare chi sta naufragando, ma si avvicinano appositamente alla Libia con l’obiettivo di caricare i profughi prima che lo faccia la guardia costiera di Tripoli.

È una sorta gara tra chi arriva prima sul carico di “merce umana” da riportare o in Libia o da scaricare in Italia. Le dichiarazioni pubbliche espresse da esponenti della nave Mediterranea suggeriscono che le Ong spingano per anticipare Tripoli e fare in modo che i migranti sfuggano a quel Paese per essere poi trasportati illegalmente in Italia con le buone o – come ha dimostrato la Sea Watch – con le cattive. 

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Cosa ne pensa l’autore
Mario Barbato

Mario Barbato - In tempi non sospetti, avevo paragonato l'immigrazione dalla Libia all'Italia allo "sbarco di Dunkerque". Chi conosce un po' di storia, infatti, saprà che, durante la seconda guerra mondiale, i soldati inglesi si appostarono sulle spiagge francesi di Dunkerque in attesa che arrivassero le navi britanniche a prelevarli e a riportali in Inghilterra. Ebbene, la dinamica delle Ong è identica: questi si avvicinano alle coste libiche con lo scopo di prelevare i clandestini e portarli in Italia con modalità che non sono previste dall'ordinamento internazionale e che in Italia vengono considerate illegali. È vero che queste persone vivono nell'inferno libico. Ma faccio notare non tutta la Libia è in guerra e che anche lì ci sono centri di accoglienza, alcuni dei quali gestiti dall'Onu, in cui i migranti possono trovare protezione internazionale. Ma il business è business. E queste Ong fanno business sulla pelle di questi disperati, mascherandole da emergenza umanitaria. Ma le maschere, adesso, stanno cadendo.

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Commenti
Fabrizio Ferrara
Fabrizio Ferrara

05 luglio 2019 - 19:55:58

La maschera, come dice lei, verrà gettata solo quando si sarà risaliti a chi, alla fine della "filiera", avrà assunto i nuovi schiavi delle piantagioni. Casualmente, si scoprirà che sono gli stessi che fan donazioni alle Ong...

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