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Giorgia Meloni invoca il blocco navale davanti alla Libia e vuole la demolizione della Sea Watch

Il leader di Fratelli d'Italia: "Ci vuole il blocco navale davanti alle coste libiche". Dalla sua parte si schiera anche la guardia di finanza: "Le imbarcazioni delle fiamme gialle sono navi da guerra perché portano il vessillo della Marina Militare".

Politica
Pubblicato il 3 luglio 2019, alle ore 19:33

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Giorgia Meloni invoca il blocco navale davanti alla Libia e vuole la demolizione della Sea Watch

Giorgia Meloni continua la sua campagna politica a favore del blocco navale, considerato da lei l’unica soluzione per fermare le partenze dalla Libia. Non solo. La leader di Fratelli d’Italia pretende anche che la Sea Watch, attualmente sotto sequestro delle autorità italiane dopo lo sbarco forzato a Lampedusa, sia affondata per impedire che scorrazzi di nuovo nel Mediterraneo.

Parole forti quelle di Giorgia Meloni che da mesi invoca un’operazione militare davanti alle coste libiche con il blocco navale. Una decisione che fu presa anche dal governo di Romano Prodi (centro-sinistra) che, nel 1997, in piena crisi migratoria albanese, autorizzò le navi da guerra italiane ad attaccare le imbarcazioni che partivano dall’Albania causando, purtroppo, anche la morte di decine di persone.

Il blocco navale è stato invocato dalla Meloni ancor di più dopo che il generale Haftar ha bombardato un centro di migranti a Tripoli, causando la morte di 40 profughi e il ferimento di altri 80. Un raid che ha spinto la Lega a parlare di un attacco programmato proprio per rendere la Libia un porto ancora più insicuro e spingere i profughi a tentare la rotta verso l’Europa con l’aiuto delle Ong.

Giorgia Meloni si scaglia anche contro quei giudici che hanno scarcerato la comandante della Sea Watch, Carola Rackete: “La magistratura libera la comandante della Sea Watch. Manco un minuto di galera per chi ha violato i nostri confini, violato la legge, speronato una nave della guardia di finanza. Per la sinistra immigrazionista la legge non conta. Possono fare i loro porci comodi e farla franca”.

La Meloni, inoltre, si lamenta del fatto che, nonostante che il Parlamento italiano abbia bocciato il Global Compact, i magistrati ce lo stanno imponendo lo stesso con sentenze quantomeno discutibili e che sembrano fare gli interessi più dei migranti che degli italiani. Una ragione in più per chiedere il blocco navale davanti a Tripoli e demolire la Sea Watch. 

Dalla parte della Meloni si schiera anche la guardia di finanza, secondo cui la sentenza del Tribunale di Agrigento, che ha scagionato Rackete dall’accusa di violenza a nave da guerra, è inesatta, perché-come affermano le divise-Le imbarcazioni della guardia di finanza sono delle navi da guerra perché issano il vessillo della Marina Militare e, in caso di guerra, passano sotto il comando della Marina Militare”. Più chiaro di così. 

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Cosa ne pensa l’autore
Mario Barbato

Mario Barbato - È evidente che l'Italia è sotto attacco. Diciamo pure che siamo in una guerra non dichiarata ufficialmente. Un conflitto fatto con le armi dell'immigrazione. Una guerra voluta da Paesi come Germania e Francia che vogliono inondarci di migranti con l'aiuto della sinistra italiana e, purtroppo, con l'appoggio una certa magistratura che dai tempi di Tangentopoli sta facendo più politica che giustizia. Amen.

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