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Roma

Strage di Corinaldo con lo spray al peperoncino: chieste condanne a 16 e 18 anni

Per la strage nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo dove nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018 morirono cinque adolescenti e una mamma, la procura di Ancona ha chiesto condanne da 16 a 18 anni nel processo per la banda dello spray.

Cronaca
Pubblicato il 1 agosto 2020, alle ore 09:51

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Strage di Corinaldo con lo spray al peperoncino: chieste condanne a 16 e 18 anni

In attesa del concerto di Sfera Ebbasta la sera del 7 dicembre 2008 a Corinaldo, nel locale La Lanterna Azzurra, il locale gremito di persone, un gruppo di sei ragazzi spruzzò dello spray al peperoncino con l’intento di rubare monili e catenine durante l’esibizione, come aveva fatto già in precedenza in diverse parti di Italia.

Durante la fuga dei partecipanti morirono sei persone, schiacciate dalla calca all’uscita del locale, in particolare cinque adolescenti e una mamma che stava accompagnando la figlia al concerto: cadde anche una balaustra all’esterno del locale, che secondo gli acquirenti era adibito a magazzino agricolo e non adatto a tenere concerti con migliaia di persone. È venuta fuori nelle indagini dunque anche la scarsa sicurezza del locale.

Un gruppo di sei ragazzi della Bassa Modenese venne accusato di aver spruzzato lo spray. Le pene sono di 18 anni di reclusione per Ugo Di Puorto e Raffaele Mormone, di 17 anni 3 mesi e 10 giorni per Andrea Cavallari, di 16 anni e 10 mesi per Moez Akari, di 16 anni e 7 mesi per Souhaib Haddada e di 16 anni e 1 mese per Badr Amouiyah

Dopo una requisitoria di sei ore dei pm Valentina Bavai e Paolo Gubinelli, la procura di Ancona ha chiesto condanne da 16 a 18 anni nel processo con rito abbreviato per la cosiddetta banda dello spray: decisive per arrivare alla cattura dei responsabili furono il DNA di uno degli arrestati trovato su una bomboletta spray ritrovata sul pavimento della discoteca e una serie di intercettazioni telefoniche.

Il pm Valentina Bavai, da parte sua, ha puntato su alcune intercettazioni telefoniche e ha fatto emergere il comportamento della banda, che avrebbe colpito anche dopo i gravi fatti di Corinaldo in altre zone d’Italia, con lo stesso metodo. A lei è toccato spiegare che “la gravità delle pene richieste è giustificata non solo dal comportamento antecedente e di quella sera a Corinaldo, ma anche da quello successivo“.

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Cosa ne pensa l’autore
Martina Capit

Martina Capit - Ricordo benissimo quei fatti: morire così, dei ragazzi cosi giovani per andare al concerto di un trapper, fu un fatto che mi sconvolse molto. Credo che le pene siano meritate per la reiterazione del reato da parte di quei giovani, che non hanno capito la gravità della questione e per rispetto di quelle vite spezzate, cosicché i genitori possano avere giustizia.

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