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Rudy Guede torna libero: "Non ho ucciso Meredith, Amanda conosce la verità"

L’unico condannato per l’omicidio di Meredith Kercher racconta la sua verità al Sun e rilancia i sospetti sugli altri due ingadati, che per la giustizia sono innocenti

Cronaca
Pubblicato il 30 novembre 2021, alle ore 09:06

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Rudy Guede torna libero: "Non ho ucciso Meredith, Amanda conosce la verità"

Dopo 13 anni trascorsi in carcere, Rudy Guede è un uomo libero. All’ivoriano, unico condannato per l’omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher, uccisa a Perugia il 1° novembre 2007, inizialmente era stata comminata una pena di 30 anni, ridotta poi in appello a 16. Grazie all’affidamento ai servizi sociali, la condanna è stata ridotta e dal 20 novembre ha potuto lasciare definitivamente il carcere.

Rudy Guede unico condannato per l’omicidio di Meredith

Guede fu condannato per concorso in omicidio e violenza sessuale, mentre gli altri due imputati, Raffaele Sollecito e Amanda Knox, che scelsero il rito ordinario, furono assolti per non aver commesso il fatto, dopo un processo durato più di sette anni.

I due ex fidanzati, furono prima condannati il 5 dicembre 2009 in primo grado rispettivamente a 25 e 26 anni di carcere, per poi essere assolti in appello il 3 ottobre 2011 dopo una reclusione di quasi quattro anni.

Il 26 marzo 2013 la Corte di Cassazione annullò la sentenza di assoluzione del processo di appello ordinando che il processo venisse rifatto. Il nuovo processo di appello condannò nuovamente i due ragazzi a 28 anni e 6 mesi, Amanda, e 25 anni Raffaele. Infine la sentenza definitiva della Cassazione del 27 marzo 2015, che scagionò definitivamente i due ragazzi, condannando Amanda solo a tre anni per il reato di calunnia nei confronti di Patrick Lumumba.

Rudy Guede: “Non ho ucciso Meredith, Amanda conosce la verità”

Subito dopo la sua liberazione, Rudy Guede ha rilasciato un’intervista al tabloit inglese the Sun, raccontando la sua verità: “Io c’ero, ma non l’ho uccisa”. Il ragazzo, oggi 34enne, si è voluto scusare con la famiglia della vittima, a cui ha mandato una lettera, per non essere riuscito a salvarle la vita.

“Il tribunale ha accertato che avevo le mani sporche di sangue, perché ho cercato di salvarla tamponando le ferite con degli asciugamani”, ha raccontato l’ivoriano, “e mi ha condannato per complicità nell’omicidio perché c’era lì il mio DNA, ma i documenti processuali dicono che c’erano altre persone e che non sono stato io a infliggere le ferite mortali.”

Alla domanda se le altre persone fossero Raffaele e Amanda, Guede ha invitato l’intervistatrice a leggere i documenti processuali e ha aggiunto: “Io conosco la verità, e anche lei lo sa”, riferendosi proprio alla ragazza americana.

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Cosa ne pensa l’autore
Costantino Ferrulli

Costantino Ferrulli - Il caso dell'omicidio di Meredith Kercher colpì profondamente l'opinione pubblica che, ancora oggi, ha dei dubbi sull'esito dei processi. Tali dubbi, a distanza di 14 anni dall'evento, tornano in primo piano dopo l'intervista di Rudy Guede, unica persona condannata. In questi casi, soprattutto se non abbiamo le competenze per leggere gli atti, dobbiamo fidarci della Giustizia.

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