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Rigopiano, padre a processo. Salvini si schiera dalla sua parte

Il padre di Stefano, Alessio Feniello è chiamato a processo per essersi avvicinato con dei fiori al luogo della tragedia dell'hotel di Rigopiano. Salvini: "Andrò al processo con lui".

Cronaca
Pubblicato il 23 febbraio 2019, alle ore 08:02

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Rigopiano, padre a processo. Salvini si schiera dalla sua parte

Matteo Salvini, Ministro dell’Interno, dopo la disposizione di Elio Bongrazio, gip del Tribunale di Pescara contro Alessio Feniello, ha affermato: “È pazzesco e andrò al processo con lui“. Il Gip, infatti, ha deciso di convocare a processo il prossimo 26 settembre, davanti al tribunale di Pescara, Alessio Feniello, per aver portato dei fiori a Stefano, il figlio morto nella tragedia dell’hotel di Rigopiano.

Feniello, in quell’occasione aveva violato i sigilli insieme alla moglie. Il 57enne di Valva (Salerno) probabilmente temeva di essere convocato a processo e, su Facebook, ha scritto: “Ho sempre sostenuto che avrei affrontato il processo“.

L’opinione di Feniello

Era il 21 maggio 2018, quando Alessio Feniello violò i sigilli giudiziari che circoscrivevano l’area delle macerie, per portare dei fiori al figlio Stefano, una delle 29 vittime dell’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara). Questo il motivo della condanna a due mesi di carcere, poi tramutata in una multa di 4.550 euro; l’uomo, contrario alla condanna, si oppose.

Feniello, in un’intervista rilasciata ad Adnkronos ha commentato il sostegno del Ministro Salvini dicendo che se anche un rappresentante dello Stato sta dalla parte di un cittadino, contro la magistratura, “vuol dire che vede questa condanna come un’ingiustizia“. Poi aggiunge: “lui sapeva che ero stato condannato a pagare e mi disse di non pagare niente. Non lo disse solo a me ma anche alla stampa perché è una farsa, è una cosa che non ha nessun senso“.

Secondo l’uomo, inoltre, la Procura di Pescara piuttosto che occuparsi del suo caso dovrebbe fare luce sui responsabili della tragedia. La moglie inoltre, era con lui a deporre i fiori ma a lei la legge non è stata applicata, considerando “la tenuità del fatto“. Quel giorno due carabinieri li avevano fermati al cancello, la moglie convinta del gesto che stava per compiere disse loro “se vuole mi può sparare, io i fiori li voglio portare” riferisce Feniello. Così, scortati dai carabinieri, hanno deposto i fiori, ma il loro caso è stato segnalato.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Non so quali pericoli potessero esserci a maggio, in assenza di neve, per una coppia che compiva un gesto tanto umano come quello di portare dei fiori, da sempre simbolo di vita, di tenerezza e di affetto. La motivazione potrebbe eessere che si temeva che ai due accadesse qualcosa o forse che potessero "inquinare" le prove in un caso ancora aperto

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