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Milano

Fase Due a Milano: folla davanti ai locali ed il sindaco si infuria, minacciando un nuovo lockdown

Gli assembramenti di persone, per l'aperitivo a Milano, fanno infuriare il sindaco Sala che lancia un ultimatum, minacciando un altra chiusura. In una città dove i contagi sono in crescita, non tutte le colpe sono degli affezionati alla movida.

Cronaca
Pubblicato il 8 maggio 2020, alle ore 18:35

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Fase Due a Milano: folla davanti ai locali ed il sindaco si infuria, minacciando un nuovo lockdown

Pronti via si riapre, e tutti di corsa sui Navigli, uno dei luoghi simbolo della movida milanese, per bere magari uno spritz rigorosamente da asporto. Tanto da far alzare la voce persino al compassato Beppe Sala, il sindaco di Milano, che sui profili social pubblica un videomessaggio in cui definisce l’assembramento lungo la Darsena “vergognoso”.

Anzi, Sala ci va giù pesante dicendosi “incazzato”. Nel messaggio ricorda come la metropoli sia in una profonda crisi socio-economica e come quindi la cosiddetta Fase 2 non sia un vezzo ma una necessità per tornare a lavorare e non per uscire a divertirsi.

Sembrano esserci i presupposti perché i presagi di sventura, paventati dal professor Massimo Galli, direttore del reparto di malattie infettive dell’Ospedale Sacco, possano avverarsi. Da settimane l’infettivologo considera inopportuno l’alleggerimento delle restrizioni a Milano, dove i contagi sono in costante crescita, in controtendenza rispetto ai dati nazionali. Situazione considerata dal medico una vera e propria bomba ad orologeria. Dal 4 maggio si sono rimesse in attività 104 mila aziende, che stanno facendo “muovere” circa 339 mila lavoratori. 

L’ ascesa dei contagi Covid-19 non può essere imputabile solo alla voglia di aperitivo dei milanesi, visto che nella capitale del business, secondo i dati Istat, durante il lockdown il 67% dei lavoratori era attivo, praticamente poco più di un normale periodo di ferie. Mentre si additavano gli untori della corsa o della passeggiata con bambino, le persone continuavano a contagiarsi sui luoghi di lavoro. I dati Inail parlano di 28 mila casi, metà dei quali operatori sanitari, come è vero che mancano gli asintomatici, vero mistero statistico.

Gli amministratori locali hanno spesso dato l’impressione di una sorta di inadeguatezza, basti pensare alle improvvide decisioni (e indecisioni) del duo Fontana-Gallera in Regione Lombardia, tra l’ostinata apertura delle fabbriche nella provincia di Bergamo, la mancata creazione tempestiva di zone rosse, e la strage nelle RSA.

Beppe Sala, invece, è sparito dai radar, dopo lo slogan #milanononsiferma, mostrandosi a proprio agio nel ruolo di marketing manager, in grado di promuovere il sistema Milano, ad esempio aggiudicandosi le Olimpiadi invernali, più che come sindaco operativo. Il comportamento dei giovani milanesi, sicuramente, non è quello più idoneo a ridurre il rischio di una ricaduta nel baratro della pandemia. Però non era certo impensabile, permettendo ai locali della zona la somministrazione di cibi e bevande, avere risultati di questo genere.

Incomprensibile il mancato controllo agli ingressi della Darsena, proprio come si sta facendo per i mercati rionali. “Se le cose non cambiano – ribadisce Sala – chiudo l’asporto, poi lo spiegate voi ai baristi perché non possono lavorare”: un ultimatum che assomiglia al gioco dello scaricabarile

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Cosa ne pensa l’autore
Giuseppe Folchini

Giuseppe Folchini - La gente davanti ai locali, durante l'ora dell'aperitivo prende a schiaffi il buon senso e la spocchia di noi milanesi, che pensiamo essere sempre ligi alle regole. Ma l'irritazione del sindaco, uscito dal sarcofago dopo due mesi di nulla, con relativo scaricabarile sugli untori, vuole farci dimenticare che i responsabili dei contagi non sono seduti sui muretti dei Navigli

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