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Caso Di Nicola, adesso arriva anche la versione delle figlie

Giovanna, Annunziata, e Francesca Scaglione, attraverso l'ufficio stampa dei testimoni di Geova, sostengono la loro verità: "Nostra madre ci insultava e ci picchiava per farci abbandonare la nostra religione. Una di noi è anche finita in ospedale".

Cronaca
Pubblicato il 25 febbraio 2019, alle ore 13:08

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Caso Di Nicola, adesso arriva anche la versione delle figlie

Grazia Di Nicola era una testimone di Geova e tre anni fa ha dovuto subire un intervento chirurgico per curare un tumore. Prima ha rifiutato delle trasfusioni per restare fedele al suo credo ma, poi, con l’aggravarsi della situazione, si è fatta convincere dai medici a provare questa soluzione perché, in caso contrario, avrebbe rischiato quasi certamente la morte.

Le conseguenze di questa sua scelta sono state però dolorose: prima è stata disassociata dal movimento per aver violato (elemento, questo, smentito dal movimento religioso) una loro dottrina basilare (il divieto delle emotrasfusioni), poi ha dovuto subire il ripudio delle figlie – anch’esse Testimoni – che, da allora, non hanno voluto avere più contatti con la madre peccatrice.

Dopo che sulla questione sono stati spesi fiumi di inchiostro, dopo che l’opinione pubblica si è spaccata, e dopo che i media hanno imperversato con i loro articoli dando voce soprattutto alla donna, adesso dall’ufficio stampa dei testimoni di Geova è giunta anche la versione delle tre ragazze, Giovanna, Annunziata, e Francesca Scaglione, finite – loro malgrado – nel tritacarne mediatico.

“Ci preme precisare che noi abbiamo sempre rispettato – e rispettiamonostra madre, a prescindere dalle decisioni che ha preso in campo religioso, affermano le figlie di Grazia. Il motivo per cui non siamo più in casa con lei non ha niente a che fare con le nostre credenze religiose. Ciò che ci ha spinto a lasciare casa nostra sono stati i continui maltrattamenti psicologici e fisici a cui ci sottoponevano i nostri genitori per obbligarci ad abbandonare la nostra religione”.

Le giovani hanno poi raccontano che per 17 giorni sono state vittime di insulti e percosse da parte dei due genitori. Grazia avrebbe anche dato loro un ultimatum di un mese per abbandonare la loro religione, e avrebbe mandato via di casa una delle ragazze dopo averla picchiata fino al punto di farle perdere conoscenza.

La ragazza è stata costretta a ricorrere alle cure ospedaliere, dopodiché ha informato i carabinieri di quanto accaduto. Ma loro ci tengono a precisare: “Noi sorelle non abbiamo mai voluto far perseguire penalmente nostra madre e nostro padre per gli abusi subiti (sono sempre i nostri genitori), ma abbiamo notato che il loro comportamento è andato via via peggiorando. Ci dispiace che stiano strumentalizzando la situazione per mettere in cattiva luce la nostra religione“.

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Cosa ne pensa l’autore
Mario Barbato

Mario Barbato - Era doveroso ascoltare anche la versione delle ragazze, e non solo della madre. Da questo episodio si può riflettere su come ancora una volta le religioni possano creare divisioni familiari. Perché, a prescindere da chi abbia ragione o torto, probabilmente (ma è una mia convinzione), se non ci fosse stato l'obbligo di rifiutare una trasfusione di sangue - pena espulsione - quel litigio non ci sarebbe mai stato, e quella famiglia sarebbe rimasta unita, non distrutta.

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