Meta (Facebook): problemi concorrenza, stop ai post per uccidere Putin

Coinvolta in nuove querelle legali sulla concorrenza, Meta ha dovuto, per altri versi, precisare come la l'allentamento alle sue policy su ciò che è permesso pubblicare sulle sue piattaforme non contempli la pubblicazione di appelli per uccidere Putin.

Meta (Facebook): problemi concorrenza, stop ai post per uccidere Putin

Meta, ex Facebook Inc, da qualche tempo focalizzata sullo sviluppare il suo ora aperto metaverso, nel frattempo si è trovata costretta ad affrontare nuovi problemi legali in fatto di antitrust, ma anche a dover vigilare affinché la libertà di cronaca concessa in favore degli ucraini non si traduca, viceversa, in violenza verso i russi (e Putin). 

Il primo problema, per Meta, è giunto dal Sud Africa, firmatario assieme a Kenya, Nigeria, Egitto e Mauritius, di un memorandum d’intesa per collaborare contro gli ostacoli che impedirebbero l’affermarsi di piattaforme digitali africane. Nello specifico, nel Luglio del 2020, Menlo Park avrebbe impedito alla start-up governativa GovChat (usata per gestire le domande di previdenza sociale, fornire supporto durante l’emergenza Covid, recepire reclami su questioni civiche, etc) ed alla locale #LetsTalk di usare le WhatsApp Business API per tutelarsi e impedire lo sviluppo di “nuovi prodotti e servizi che potrebbero potenzialmente competere con i prodotti Meta“. 

In conseguenza di ciò, la Competition Commission, l’autorità del paese in merito alla vigilanza sulla concorrenza, ha rinviato Meta al Tribunale della concorrenza, deputato a gestire le denunce di posizioni dominanti e pratiche restrittivo-monopolistiche, raccomandando nel contempo quale multa (quella “massima“) che Menlo Park pagasse il 10% dei suoi introiti locali

Il secondo round di problemi per Meta è giunto ancora una volta dal fronte ucraino. Già nei giorni scorsi, il colosso mediatico di Zuckerberg aveva bloccato in UE e Ucraina gli account dei media gestiti o supportati dallo stato russo e proibito la pubblicità delle aziende russe, con la conseguenza che Mosca aveva preso delle contromisure a proprio volta, come lo stop a Instagram dalla mezzanotte del 14 Marzo. Ora, però, a tali difficoltà se ne sono aggiunte altre, dopo aver allentato le sue policy nei giorni scorsi, di modo che gli ucraini potessero denunciare e violenze e le minacce da parte dell’invasore rappresentato dall’esercito russo.

Tale decisione, infatti, aveva destato confusione, sul social in blu e su Instagram, su quanto posse possibile o meno pubblicare, tanto che è dovuto intervenire il presidente per gli affari globali, Nick Clegg (fresco di promozione), il quale ha precisato come le decisioni della piattaforma social siano da intendersi come a tutela dei diritti degli ucraini e non come tolleranza verso “discriminazione, molestie o violenza nei confronti dei russi” (elementi, viene ribadito in una mail interna ai dipendenti, che non saranno condonati). Meglio ancora, la policy rivista da Meta vale “solo nel contesto del discorso sull’invasione militare russa dell’Ucraina“. 

In conseguenza di ciò, ha spiegato il dirigente di Meta, non saranno consentiti post in cui si rivolgano appelli per assassinare capi di stato (col mica tanto velato riferimento a Vladimir Putin, l’eterno presidente russo). 

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