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Fake news sui vaccini: ecco le contromisure di Pinterest, YouTube e Facebook

Secondo varie fonti informative, alcuni dei più importanti social network stanno implementando, ideando, o anche solo testando, nuove funzionalità per combattere una delle branche più pericolose della disinformazione, quella delle fake news sui vaccini.

Internet e Social
Pubblicato il 10 marzo 2019, alle ore 18:55

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Fake news sui vaccini: ecco le contromisure di Pinterest, YouTube e Facebook

Alcuni social network, quali Pinterest, YouTube e Facebook, hanno dichiarato guerra alle fake news che, nel caso delle vaccinazioni e del cospirazionismo da pseudoscienza, oltre a fare della disinformazione, possono comportare seri rischi per la salute umana.

Il primo a iniziare questa battaglia, sin dal Settembre del 2018, è stato Pinterest, di recente concentratosi sullo sviluppo di un proprio sistema di e-commerce: accusato dal Wall Street Journal di ospitare immagini sulle vaccinazioni ispirate prevalentemente al tema No-Vax, ha optato per bloccare del tutto le ricerche di contenuti sui vaccini, al di là dell’attendibilità (o meno) degli stessi. 

Anche YouTube si è lanciato in questa battaglia, costretto dalle numerose diserzioni di investitori pubblicitari stanchi di vedersi associati a contenuti pseudoscientifici: in primis è arrivato il blocco delle inserzioni su determinati video, poi una massiccia chiusura di account e canali, accompagnata da una progressiva penalizzazione degli stessi nelle ricerche interne. 

Ora, secondo BuzzFeed, a partire dall’India, sconvolta dal video di una bomba che esplode in Siria, da alcuni attribuito invece al conflitto col Pakistan a proposito del conteso territorio del Kashmir, YouTube ha avviato la sperimentazione di una nuova funzione, in cui – se si esegue la ricerca su alcuni temi particolari – appare, a mo’ di disclaimer, un pannello informativo in cui un fact checker spiega che le informazioni contenute nei video della ricerca corrispondono ad una notizia verificata come falsa, come appurabile dalla consultazione di un link esterno incluso (spesso tratto dalla Wikipedia): all’utente sarà comunque concesso di ignorare l’alert, e di procedere alla visione dei video cercati. Al momento, la nuova feature di contestualizzazione di YouTube risulta funzionare solo sui video in lingua hindi e inglese, ma è probabile che, in caso di riscontri positivi, possa essere estesa anche ad altri mercati.

Anche Facebook ha deciso di intensificare la sua battaglia contro le notizie no-vax, con un approccio soft che ricorda proprio quello di YouTube. Come riporta il quotidiano britannico “The Guardian”, e come confermato dalla responsabile per la politica globale di Menlo Park, Monika Bickert, verranno eseguiti dei controlli sulle notizie sanitarie in base alle informazioni fornite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dai Centri USA per il controllo delle malattie (destinate ad apparire in cima alle sue ricerche e nelle discussioni delle Pagine) e, ravvisando notizie false, si interverrà.

Tra i vari scenari di re-azione, quello dei gruppi o delle pagine che continuano a pubblicare informazioni in cui si mette in dubbio la validità delle vaccinazioni: in questo caso, il ranking di questi elementi verrà abbassato, in modo che su Facebook non compaiano nei suggerimenti di completamento delle ricerche, né in Esplora a proposito dei gruppi cui iscriversi mentre, su Instagram, verranno rimossi dalla pagina degli hashtag. Contestualmente a ciò, in ottica proattiva, Facebook caldeggerà quei gruppi che tendono a fare una corretta informazione sul tema vaccinale.

In più, secondo Focus, il machine learning consentirà di identificare le variazioni sul tema di una bufala, permettendo di destinarvi le stesse restrizioni in termini di visibilità e ranking. 

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Ormai tutti i social hanno capito che, se non si vuol tornare al medioevo prescentifico, la disinformazione - specie per quel che concerne la salute - va affrontata: tuttavia, da quanto riportato in sede di articolo, sembra che l'approccio scelto sia molto light. Posso capire il tutelare la libertà di parola e di pensiero ma, quando si tratta di notizie false, pericolosamente false, non so di quale tutela si possa mai parlare: più che altro, non si vuole far davvero piazza pulita perché si finirebbe col rinunciare a contenuti che fanno comunque numero, ed offrono comunque materiale utile per la profilazione.

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