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YouTube con le playlist collaborative/assistite vs Spotify con i podcast video

A suon di annunci susseguitesi a poche ore gli uni dagli altri, la nota piattaforma Googleiana e la rivale nordeuropea hanno consumato una sorta di scontro a distanza, all'insegna delle playlist e dei podcast (ora anche video).

Software e App
Pubblicato il 22 luglio 2020, alle ore 01:55

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YouTube con le playlist collaborative/assistite vs Spotify con i podcast video

Il panorama dell’intrattenimento via streaming, da qualche giorno, è entrato in un’improvvisa fase di fermento visto che, dopo varie iniziative illustrate da Netflix per quanto riguarda i competitor video, sono emerse non poche novità anche in ambito audio, grazie a YouTube e Spotify. 

Come noto, da diverso tempo YouTube Music è candidato ad essere l’erede designato di Google Play Music e, in tal senso, sono sempre più numerose le funzionalità concesse al primo: a quelle già in essere, nelle scorse ore, se ne sono aggiunte alcune a beneficio delle playlist. Dopo diversi avvistamenti, su Android, tramite un’attivazione da server remoto, stanno sbarcando le playlist “collaborative” (già presenti su YouTube standard dedicato ai video): queste ultime, attraverso il pulsante “Collabora“, situato nella pagina Modifica ove è possibile anche settare la privacy per la playlist, cambiarne il nome o redigerne una descrizione, permettono di invitare, via condivisione di un link, altre persone ad aggiungere dei brani ad una data playlist. Nell’eventualità che la proposta venga accettata, i contributi “esterni” saranno accompagnati dal nome dell’utente latore della proposta

Sempre a beneficio delle playlist, questa volta individuali, partendo ancora una volta da un’attivazione remota per Android, Google sta rilasciando la facoltà di aggiungere nuove tracce attraverso una sezione di suggerimenti che, posta in basso in ogni playlist (in modo quasi analogo a quanto già fattibile su Spotify), vedrà la piattaforma suggerire nuovi brani da aggiungere (mediante l’apposito ed eloquente pulsante), scelti sulla base dell’apprendimento automatico, che terrà conto del titolo della playlist, di ciò che già contiene, e della cronologia di ascolto. 

Un’altra iniziativa targata YouTube riguarda il supporto ai Creators. Lo scorso anno, Google ha introdotto la possibilità di abbonarsi a pagamento ad alcuni Canali, versando 4.99 euro al mese, in cambio di minor pubblicità nei video e di contenuti inediti: secondo quanto comunicato dalla piattaforma stessa, dal 3 Agosto venturo, tale formula di supporto in stile Patreon potrà essere siglata anche su base trimestrale o semestrale

Sul versante dell’utenza comune, invece, giunge dall’India la conferma di un lento ritorno alla normalità in merito alla qualità con cui vengono riprodotti i video: secondo diverse testimonianze locali, collegando il proprio smartphone a una rete Wi-Fi, è di nuovo possibile visionare le clip nelle risoluzioni 720p, 1080p, e 2K mentre, operando da traffico mobile, si resta ancorati ai 480p previsti a inizio pandemia per non congestionare la Rete. 

Infine, un’iniziativa dalla rivale svedese Spotify. Quest’ultima, portando avanti un’iniziativa anticipata a Maggio, quando venne stilato un accordo col popolare Joe Rogan per trasmettere in esclusiva i programmi su Spotify, ha annunciato il varo dei podcast video (per ora ancora pochi e per lo più in lingua inglese) riproducibili dagli utenti paganti e free, sia dal computer via browser che lato mobile tramite app: secondo quanto spiegato dal music streaming in verde, nel riprodurre un podcast video, qualora l’utente sia impegnato a schermo con un’altra app o decida di bloccare lo schermo, andrà avanti la sola parte audio del podcast, col video che si sincronizzerà automaticamente in un secondo momento, e la possibilità per l’utente di scaricare anche solo la porzione audio di un videopodcast, per risparmiare dati e ascoltarla in un secondo momento. 

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Al momento è difficile rintracciare i podcast video su Spotify per farsene un'idea: le potenzialità di uno strumento del genere, se ben colte, sono enormi, e potrebbero mettere la piattaforma svedese in competizione con YouTube che, tra playlist collaborative o assistite e maggior supporto per i Creators, certo non sta a guardare e, anzi, cerca di colpire Spotify sul lato che potrebbe lasciare scoperto, proprio quello dell'audio.

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