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WhatsApp: ecco le iniziative contro le truffe social, le catene, e le fake news

WhatsApp, assecondando i desiderata del governo indiano, ha incominciato a proteggere tutti gli utenti contro le fake news: queste ultime, da oggi, avranno a che fare anche con la limitazione numerica dei messaggi inoltrati (già debitamente etichettati).

Software e App
Pubblicato il 20 luglio 2018, alle ore 18:21

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WhatsApp: ecco le iniziative contro le truffe social, le catene, e le fake news

WhatsApp, spinta dal governo indiano, ha messo in campo una serie di iniziative via via più forti contro il propagarsi delle fake news e, nel proseguire la lotta contro le bufale, ha implementato – nelle scorse ore – anche un limite alla funzione “inoltro”, spesso usata per la propagazione di vere e proprie catene di Sant’Antonio.

Tutto è iniziato qualche mese fa, in India, quando – a causa di alcune bufale circolate su WhatsApp – si sono verificati episodi di pubblici linciaggi ai danni di persone indebitamente accusate di essere stupratori, o rapitori, di donne e bambini. In quell’occasione, il governo di Nuova Delhi chiese a WhatsApp qualche contromisura per arginare quella che – complice l’alto numero di utenti locali dell’app (circa 200 milioni) – era diventata una piaga dai risvolti tragici.

La prima iniziativa di WhatsApp, in quel caso, si tradusse nel comprare delle pagine – sui quotidiani locali – per “addestrare” gli utenti indiani a riconoscere le bufale: i consigli, una decina in tutto, invitavano a riflettere bene prima di condividere qualcosa, a mettere in dubbio le notizie un po’ strane, ed a verificare quelle di cui non si conosceva l’autore (quanto meno prima di inoltrarle).

In seguito, è arrivata una borsa di studio, del valore di 50 mila dollari, per chi aiuterà l’app a capire le modalità in cui si propagano le fake news, con l’obiettivo di imparare a riconoscerle senza attenzionare gli scambi tra utenti, come noto protetti dalla crittografia end-to-end. Essendo apparse tali misure un po’ troppo “soft” al governo indiano, quest’ultimo ha invitato Menlo Park a modificare il funzionamento dell’app, lasciando intendere che – diversamente – avrebbero potuto esservi delle restrizioni: considerando che WhatsApp ha attivato con successo, in India, un sistema di micro-pagamenti tra gli utenti, si tratta di un mercato che NON poteva essere perso.

È arrivata, quindi, la funzione – già messa a regime – che segnala come “inoltrati” i messaggi non scritti di proprio pugno, ma semplicemente ri-condivisi e, a quest’ultima, se ne aggiungono ulteriori due, di cui una – in particolare – tornerà utile nell’atavica lotta contro le notizie inattendibili e la disinformazione.

WABetaInfo, noto account di leakers applicativi, ha notato che la beta 2.18.204 di WhatsApp per Android, per combattere la circolazione dei virus, ed ostacolare i tentativi di brick del telefono (es. il caso del carattere indiano che bloccava gli iPhone), e le campagne di phishing, ora segnala come “LINK SOSPETTO (in rosso) un collegamento internet potenzialmente dannoso. Nel caso l’utente malauguratamente vi clicchi sopra, o lo faccia per curiosità, entrerà in funzione un secondo livello di protezione, con un successivo alert.

Nella medesima release di WhatsApp, tornando al focus della fake news, è entrato in vigore anche un limite sul numero di volte entro cui si può ri-condividere un dato contenuto: globalmente, tale limite è fissato a 20 condivisioni mentre, in India, la restrizione è ancor più severa e si sostanzia in massimo 5 destinatari per medesimo contenuto.

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Come già detto in altre occasioni, su WhatsApp sembra si stia facendo sul serio nel migliorare la sicurezza degli utenti e la corretta informazione dei medesimi: insomma, tutto quello che non si sta realizzando su Facebook, che preferisce penalizzare i contenuti discutibili (anziché rimuoverli), e su Instagram, troppo impegnata a diventare un'app di messaggistica condita di filtri creativi a gogò. Che dire: speriamo che duri, e che non vi siano passi indietro, non nuovi nella storia di Menlo Park...

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