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Coronavirus: a Rimini un bimbo cinese in quarantena volontaria

Una famiglia cinese proveniente dalla Cina, ma che vive a Rimini, decide di mettere il proprio figlio in quarantena per sicurezza. Si tratta del primo caso in Italia.

Salute
Pubblicato il 12 febbraio 2020, alle ore 11:41

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Coronavirus: a Rimini un bimbo cinese in quarantena volontaria

Due genitori, dopo essere tornati a Rimini da un viaggio in Cina, hanno deciso di tenere il proprio figlio a casa per due settimane, nonostante non avesse alcun tipo di sintomo, né febbre. Il bambino al momento frequenta la scuola materna ed è la prima quarantena richiesta espressamente dai genitori di una famiglia cinese.

Quando, un paio di settimane fa, è scoppiato il caso del Coronavirus, l’intera famiglia era ancora in Cina, molto probabilmente per festeggiare il Capodanno cinese con la famiglia locale. Tuttavia, loro erano in una città molto lontana da Wuhan. Il periodo di quarantena è di 14 giorni, in quanto questo è il tempo massimo, oltre il quale il virus può essere definito sconfitto.

Coronavirus: quarantena volontaria a Rimini

In un’altra scuola, di nome Panzini, invece, un ragazzo che frequenta le medie non è ancora riuscito a tornare dalla Cina insieme alla sua famiglia proprio a causa dell’epidemia. La preside della scuola conferma che i genitori con il figlio sarebbero tornati entro Gennaio; tuttavia, a causa della diffusione del Coronavirus, sono rimasti bloccati lì senza possibilità di fare ritorno in Italia.

Logicamente – spiega la preside – quando torneranno, il Ministero della Salute attiverà una procedura per salvaguardare la salute di tutti. A Rimini, fanno sapere che gli studenti cinesi a scuola sono 58 e che al momento tutti quelli che sono riusciti a rientrare non hanno riscontrato alcun sintomo che potrebbe essere collegabile con il Coronavirus.

In più, tutti i ragazzi cinesi, stanno andando regolarmente a scuola, a dimostrazione del fatto che non ci sono problemi nel loro rientro tra i banchi. Alcuni ragazzi della scuola confermano: “I tassi di assenza, nelle sezioni in cui sono presenti bambini e ragazzi cinesi, sono assolutamente fisiologici, in linea con il periodo. Certo, tanti genitori hanno fatto domande, ma nessuno, almeno da quel che sappiamo, ha tenuto a casa il figlio da scuola solo perché ha un compagno di classe cinese”.

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Cosa ne pensa l’autore
Francesco Menna

Francesco Menna - La curiosità dei genitori, giustamente, è lecita. Almeno, essendo intelligenti, hanno capito che non rappresentano pericoli per i propri figli. In altri luoghi, invece, succede che i cinesi vengano letteralmente isolati e discriminati per paura che potessero essere contagiosi per il Coronavirus. Ho apprezzato anche i genitori che hanno messo il proprio figlio in quarantena volontaria.

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