Il Tribunale di Trapani ha stabilito che il fermo imposto alla nave Ong Mare Jonio, avvenuto a ottobre 2023, è stato illegittimo. Con il risultato, come è accaduto anche in altre occasioni, che il Ministero dell’Interno sarà tenuto a risarcire la Ong per le spese legali sostenute e per il tempo fatto perdere nel soccorrere i migranti in mare.
La vicenda cominciò tre anni fa quando la Mare Jonio intercettò un gommone pieno di profughi in difficoltà di navigazione. Gommone che si trovava in una zona assegnata alla Libia per le operazioni di soccorso. Ma poiché per le leggi internazionali la Libia non è considerata porto sicuro, allora la Ong aveva indirizzato la nave verso le coste italiane, finendo confiscata per traffico di esseri umani.
Dopo il sequestro, la Mare Jonio aveva impugnato la decisione del governo davanti alla magistratura di Trapani. I giudici, per l’occasione, hanno ordinato, come in passato, il dissequestro dell’imbarcazione, definendo illegale il fermo del natante e condannando lo Stato a un risarcimento pecuniario. Risarcimento che si aggiunge ad altri risarcimenti versati a favore di altre Ong, come la Sea Watch e la Sea Eye. E che rischia di moltiplicarsi se si considera che ci sono altre due cause pendenti che si chiuderanno entro il 2026, con esiti quasi scontati per il Ministero dell’Interno.
Sentenze che stanno smontando il Decreto Piantedosi contro le navi di soccorso, costrette ad assistere in modo passivo a tragedie umane. Perché mentre la magistratura entra nel merito degli sbarchi con sentenze che arrivano dopo anni, nel frattempo le navi restano ferme, impossibilitate a soccorrere migranti che perdono la vita nel Mediterraneo. Un dramma che si aggiunge a un altro dramma: la consapevolezza per le Ong di essere trattate come navi pirata dal governo italiano.
Il decreto Piantedosi fu tra i primi provvedimenti del governo Meloni, varato a gennaio 2023, tre mesi dopo l’inizio del mandato. E’ un disegno legge che considera fuorilegge le navi umanitarie, mettendo in campo politiche che reiterano le stesse politiche di Matteo Salvini quando era al Viminale. Politiche che già allora aprirono falle tra l’Italia e l’Europa, e che è costata a Salvini un processo (con assoluzione) per sequestro di persone. Ma malgrado le sentenze avverse e i risarcimenti in denaro, il governo sembra non voler cambiare rotta, accanendosi contro poveri, migranti e soccorritori.