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Salvini e la crisi con la Francia: "Pronto a incontrare Macron". Ma le condizioni le detta lui

La Francia richiama l'ambasciatore a Roma. È una crisi diplomatica senza precedenti. Salvini: "Siamo pronti a voltare pagina". Ma detta a Macron le condizioni.

Politica
Pubblicato il 7 febbraio 2019, alle ore 20:18

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Salvini e la crisi con la Francia: "Pronto a incontrare Macron". Ma le condizioni le detta lui

La Francia richiama l’ambasciatore a Roma, Christian Masset, ufficializzando di fatto la crisi diplomatica tra Roma e Parigi. Una portavoce transalpina ha precisato che l’ambasciatore è stato richiamato solo per delle consultazioni dopo i ripetuti e “inaccettabili” attacchi che l’Italia avrebbe proferito contro la Francia attraverso i sui capi di governo, Di Maio e Salvini.

Già il 21 gennaio scorso, il Ministero degli Esteri francese aveva convocato la nostra ambasciatrice a Parigi, Teresa Castaldo, per aver delucidazioni sulle parole di Luigi Di Maio, che aveva accusato la Francia di impoverire l’Africa con la sua politica coloniale, cagionando l’inarrestabile flusso migratorio che da anni si riversa sulle coste italiane.

La tensione tra i due Paesi adesso è salita ulteriormente dopo che il vicepremier grillino ha incontrato una delegazione dei gilet gialli, il movimento di protesta che si oppone a Macron con scontri e disordini per le strade. Un incontro che la portavoce del Ministero per gli Affari Esteri francese ha definito una inaccettabile provocazione che non si verificava dai tempi della Seconda Guerra Mondiale.

Matteo Salvini, dal canto suo, si è detto pronto a voltare pagina con la Francia per il bene del popolo italiano, ma le condizioni ai transalpini le vuole dettare lui in persona. Tra queste, la prima è il blocco totale e definitivo dei respingimenti alle frontiere da parte dei francesi. Dal 2017 a oggi, si parla di oltre 60 mila immigrati rimandati indietro, o abbandonati nei boschi italiani.

La seconda è la restituzione dei terroristi italiani che si trovano in Francia e che fanno bella vita anziché andare in galera. La terza è il rispetto per i lavoratori italiani pendolari che ogni giorno sono vessati alle frontiere francesi da controlli che durano ore. Senza contare le continue incursioni della polizia francese sui treni italiani per rimandare indietro i profughi.

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Cosa ne pensa l’autore
Mario Barbato

Mario Barbato - Premesso che non stimo l'attuale presidente francese (ma neppure quelli che lo hanno preceduto negli ultimi quinquenni), il gesto solidale ai contestatori gialli compiuto da Di Maio e Di Battista è stato il finalino di un canto ostile che giustifica la più che logica reazione. Quell'incontro con i gilet gialli potevano anche risparmiarselo.

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