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Salvatore Pizzo minacciato e vessato sulla rete dai fan di Di Maio

Sui social network è cominciata la caccia a Salvatore Pizzo, l'operaio che ha denunciato la famiglia Di Maio. Nel mirino anche la moglie. Qualcuno minaccia di pedinarlo e di punirlo.

Politica
Pubblicato il 30 novembre 2018, alle ore 13:33

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Salvatore Pizzo minacciato e vessato sulla rete dai fan di Di Maio

Salvatore Pizzo, da quando ha denunciato la famiglia Di Maio per sfruttamento del lavoro nero, è stato letteralmente preso di mira dai fan di Giggino Di Maio, che su Facebook non gli danno un attimo di tregua. Lo insultano, lo vessano, minacciano addirittura di pedinarlo, con un fare che definire stalking non è affatto una esagerazione.

Nel mirino dei seguaci grillini non è finito solo Salvatore Pizzo, ma anche la moglie, Antonella. La pasticciera che fa torte in casa per poi venderle su ordinazione. Un’attività ambulante che diventa oggetto di insinuazioni: “Emana fattura ogni volta che consegna dolci? Paga le tasse per il lavoro che svolge?”, chiede la signora Silvana.

“Bisogna andare al negozio a fare le poste”, risponde Rosanna. “Poste”, una parola che nel dialetto napoletano vuol dire “appostare”, “pedinare”, “controllare”. Vuol dire tenere Pizzo sotto stretta sorveglianza, manco fosse un criminale pericoloso. Vuol dire rendere la vita difficile a un cittadino che ha voluto denunciare un sopruso che ha subito dai Di Maio.

Ma tanto, i i fan grillini, che gridavano all’onestà, hanno gettato la maschera, rivelando il loro vero volto. La legalità, per loro, vale solo per gli altri partiti: per Di Maio e company non vale la legge evangelica della pagliuzza e della trave, possono benissimo scagliare sassi sui peccatori senza tenere conto degli scheletri nell’armadio che loro stessi nascondono.

Il giustizialismo contro l’operaio scuote la rete in uno stillicidio di minacce: un’altra donna, Silvana, suggerisce di controllare la pizzeria dove lavora Salvatore per vedere se lavora ancora a nero. Trova perfino l’indirizzo: La Coccinella, a Pomigliano D’Arco. Qualcuno ha un’idea migliore: suggerisce di mandargli la guarda di finanza.

Intanto, Pizzo posta foto di cani abbandonati in cerca di adozione e si ritrova con decine di commenti avvelenati, molti in dialetto napoletano, magari provenienti dalla città di Giggino, che ha promesso il reddito di cittadinanza ai poveri che vogliono rimanere seduti sulle poltrone invece che andare a cercarsi una occupazione, secondo un cliché assistenzialista tutto partenopeo.

L’esercito dei troll contro Pizzo ha nomi e cognomi. Molte sono donne. La domanda più ricorrente è la seguente: perché Pizzo ha parlato dopo nove anni? “È così disgustato da questa ipocrisia 5 Stelle che a maggio faceva campagna elettorale per il Movimento”, scrive ancora Rosanna postando anche le prove (una foto di Pizzo con i figli e l’hashtag #ilmiovotoconta).

Da qui l’ipotesi del complotto: una vendetta di Pizzo per un favore non contraccambiato dai Cinque Stelle? Un modo per farsi pubblicità e diventare famoso? Un sistema per “estorcere” denaro al movimento per farlo tacere? E, infine, l’insinuazione più prevedibile: Pizzo ha preso soldi dalle Iene perché facesse queste accuse?

Domande senza risposte che qualcuno nemmeno si è posto, dato che è passato direttamente alle minacce fisiche. Il signor Giuseppe scrive: “Caro operaio in nero pagherai insieme ai tuoi amici di merende, per un briciolo di notorietà del caxxo. Quanto ti hanno pagato quelli delle Iene per raccontare le tue stronzate?”.

Una carrellata di intimidazioni passibili di denuncia. Ma che sembra non intimorire i “leoni da tastiera”. Molti dei quali confondono la libertà di espressione con libertà di offendere e minacciare chiunque, per motivi strettamente personali, decida di denunciare la famiglia di un politico che decantava la propria superiorità morale sugli altri partiti.

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Cosa ne pensa l’autore
Mario Barbato

Mario Barbato - Quest'uomo, stando alle prove, sembra che abbia detto proprio la verità sull'azienda Di Maio. Il fatto che abbia deciso di denunciare la cosa pubblicamente per motivi forse di denaro o di notorietà non cambia la sostanza della cosa. Se il babbo di Di Maio avesse avuto operai in regola, non avrebbe dovuto temere nulla. E invece chi è causa del suo male pianga se stesso. Pizzo ha voluto denunciare un abuso contro di lui. Aveva tutto il diritto di farlo. Che piaccia o no. Ma certi seguaci grillini sono peggio degli squadristi del fascismo: attaccano chiunque possa nuocere all'immagine del proprio partito, anche se questo mostra chiari ed evidenti segni di disonestà e ipocrisia.

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