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Inchiesta de Le Iene: "Lavoro nero nell’azienda di famiglia di Luigi Di Maio"

Nel servizio de Le Iene, Salvatore Pizzo ha denunciato di aver lavorato "in nero" nell'azienda edile del vicepremier di Maio. La replica del Ministro del Lavoro non si è fatta attendere: "Mio padre ha fatto degli errori, ma resta sempre mio padre".

Politica
Pubblicato il 26 novembre 2018, alle ore 14:14

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Inchiesta de Le Iene: "Lavoro nero nell’azienda di famiglia di Luigi Di Maio"

Nella puntata di Domenica 25 Novembre, il programma Le Iene ha trasmesso un servizio che coinvolge l’impresa edile di Antonio Di Maio, padre del vicepremier e Ministro del Lavoro. Stando al servizio, nell’impresa vi erano operai che svolgevano lavori in nero: tra di essi vi è un testimone che ha raccontato di essere rimasto ferito durante alcuni lavori in un cantiere, e che Antonio Di Maio gli raccomandò di non dire la verità al pronto soccorso, perché ciò avrebbe provocato possibili ispezioni e multe per la srl.

L’impresa in questione è la Ardima, appartenente da trent’anni alla famiglia Di Maio. Ad oggi, le quote della srl sono suddivise tra Luigi di Maio e sua sorella, ma il vicepremier non svolge un ruolo attivo nella società.

La vicenda

Nel servizio di Filippo Roma, la vicenda viene ricostruita da Salvatore Pizzo, di Pomigliano D’Arco (Na). L’uomo dichiara che tra il 2009 e il 2010 avrebbe lavoro in nero per l’Ardima guadagnando 1.100 euro al mese, con pagamento in contanti effettuato da Antonio Di Maio. Salvatore, ai microfoni della trasmissione, racconta di un incidente sul lavoro e della richiesta di mentire in ospedale da parte del suo datore di lavoro.

In ospedale, Pizzo però racconta la realtà dei fatti, dichiarando quindi di essersi ferito in un cantiere dell’Ardima. Stando al racconto, nelle settimane seguenti l’incidente, Di Maio si rese disponibile per accompagnarlo in ospedale per effettuare le medicazioni, e continuò a pagarlo, ma appena Salvatore guarì venne mandato via.

Successivamente, un sindacalista della Cgil intervenne nella questione, illustrando ad Antonio Di Maio, titolare dell’impresa, i rischi di una possibile denuncia del suo operaio, cosi Salvatore Pizzo venne assunto per sei mesi con contratto regolare. Alla scadenza dello stesso, l’uomo però fu licenziato. Nell’intervista, Pizzo ha dichiarato: “Di Maio ribadisce in campagna elettorale che viene da una famiglia onesta” , e conclude: “Lo venisse a dire in faccia a me che tutta questa onestà sulla mia pelle non l’ho notata”.

L’intervento di Luigi Di Maio

Di Maio intervistato dall’inviato Filippo Roma dichiara di non essere a conoscenza dei fatti in quanto all’epoca non era socio dell’azienda, e aveva un rapporto difficile con il padre, migliorato poi negli anni. Il vicepremier si è dichiarato disponibile a far luce sulla vicenda, prendendo però le distanze dal padre. Mio padre ha fatto degli errori nella vita e da questo comportamento prendo le distanze, ma resta sempre mio padre” , ha scritto su Facebook, e poi aggiunge: “manterrò gli impegni presi e domani consegnerò a Filippo Roma i documenti su questa vicenda in particolare, che intanto ho chiesto di procurare a mio padre, e faremo tutte le verifiche che servono su quanto raccontato da Salvatore nel servizio”.

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Cosa ne pensa l’autore
Serena Spaventa

Serena Spaventa - È giusto portare alla luce degli episodi come questo di "lavoro in nero", in quanto cose come questa non debbano essere all'ordine del giorno. Ma non credo che sia da incolpare e infangare Luigi Di Maio, in quanto all'epoca non era coinvolto nell'attività e, quindi, non può rispondere di colpe non sue.

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