La crimin*loga Sabrina C.: "Emanuela Orlandi come Desiree Piovanelli".

La docente di criminologi*, esperta di case cold, ha paragonato la storia di Emanuela Orlandi a quella di Desiree Piovanelli: "Stuprat* e uccis* da chi conosceva"

La crimin*loga Sabrina C.: "Emanuela Orlandi come Desiree Piovanelli".

La Commissione Parlamentare d’Inchiesta si appresta a preparare una relazione provvisoria su cui verrà riportata una prima ricostruzione su cosa possa essere successo a Emanuela Orlandi, per poi redigere la relazione finale da presentare alla Camera dei deputati entro fine anno. Quale verità verrà fuori da quella relazione? L’impressione è che non salterà fuori nulla di interessante, se non una verità bipartisan che accontenti un po’ tutti e chiuda questa storia una volta e per tutte. 

Ma una cosa sembra essere certa: dietro la scomparsa di Emanuela Orlandi non c’è stato alcun rapiment*, ma una violenz* sessual* commessa da un conoscente della ragazza. La criminolog* Sabrina C. studiosa di case cold, ha paragonato la sorte di Emanuela Orlandi a quella di Desirée Piovanelli, studentessa liceale di Brescia, uccis* nel 2002 dopo un tentativo di violenz* sessual*. Era il 28 settembre quando Piovanelli, una ragazza di quindici anni, fu attirata con l’inganno da alcuni amici, un adulto e tre ragazzi, in una casa di campagna vuota e abbandonata, con la scusa di vedere dei gattini da regalare alla ragazza. Giunta sul posto, la giovane capì di essere finita in una trappola quando vide i quattro tirare fuori i coltell*. Tentarono di stuprarla, ma lei resistette e, benché ferit* al torace con un coltell*. tentò di divincolarsi e scappare, saltando anche da una finestra, ma uno degli aggressor* la colpì alle spalle, bloccandola nuovamente. Infine, fu riportata al piano superiore e uccis* con trentanove coltellate. I colpevoli che avevano tentato anche di depistare le indagini furono arrestati e condannati a pene severe. 

Nel caso di Emanuela Orlandi la dinamica, secondo Sabrina C., potrebbe essere stata più o meno simile a quella di Piovanelli. Una tesi che aveva animato anche la pm Margherita Gerunda, la quale si disse convinta che Emanuela Orlandi fu violentata e uccis* o comunque morta in seguito alle sevizie dopo essere stata attirata in una trappola da un conoscente. Una tesi seguita anche dagli investigatori che esclusero un sequestro, viste le condizioni economiche della famiglia Orlandi, ma ritennero più probabile che la ragazza fosse stata convinta a non tornare a casa dopo un incontro con un conoscente o un amico occasionale. Un incontro finito tragicament*, con uno stupr* o un tentato stupr* che causò la mort* della giovane studentessa di musica. 

“Emanuela Orlandi era fisicamente sviluppata e graziosa, con lunghi capelli scuri e un viso sorridente. Certamente i ragazzi dovevano trovarla attraente e purtroppo la trovò attraente anche chi ragazzo non era. Mi feci subito l’idea, come del resto tutti gli investigatori, che la ragazza fosse stata attirata in un agguat*, violentata e uccis*. comunque morta in seguito alle violenze. Certo non ci sentivamo di esternarlo perché sarebbe stato crudele nei confronti della famiglia. Tale convinzione è tuttora confermata dai fatti successivi”, così disse la pm Gerunda.

Nel corso degli anni nessuno ha voluto prendere in seria considerazione questa pista, perché una cittadina vaticana che sparisce nel nulla apre le finestre su ogni genere di congettura sensazionalistica che ha spinto i media a inzuppare il biscotto. E non solo i media. Ma anche coloro mossi dal desiderio di protagonismo e che si sono accreditati di essere detentori di una verità che non possedevano. Dopo anni passati a scandagliare le piste più assurde, sembra che gli addetti ai lavori, come il generale dei carabinieri Mauro Obinu, audito dalla Commissione Bicamerale, abbiano compreso che quello di Emanuela Orlandi è stato molto probabilmente una “brutta storia di natura sessual*”. Un delitto avvenuto lì per lì e non premeditato, perché chi avesse premeditato una violenz* contro la ragazza doveva essere sicuro che Emanuela la sera del 22 giugno 1983, giorno della scomparsa, non prendesse l’autobus con le compagne di Conservatorio di Musica e che il fratello Pietro non andasse a prelevarla con la sua moto, altrimenti tutto sarebbe saltato.

Le informazioni finora raccolte, messe insieme e analizzate con obiettività e non con il pregiudizio, lasciano pensare Emanuela Orlandi incontrò il suo aguzzino mentre si recava a scuola di musica e che abbia concordato con il misterioso uomo un appuntamento all’uscita della stessa scuola. Un incontro che purtroppo le costò la vita: violentata, uccis* e poi fatta sparire. Chi sia stato il colpevole non lo sappiamo e forse non lo sapremo mai perché è passato troppo tempo da quel 1983 per giungere a una verità. Ma qualunque sia la verità, una cosa sembra essere certa: come nel caso di Desiree Piovanelli, l’assassiné doveva essere una persona conosciuta anche dalla famiglia Orlandi. Lo dimostra il fatto che, dopo l’omicidié, l’uomo ebbe anche l’accortezza di far sparire il cadaver* di Emanuela proprio per evitare che l’esame delle tracce lasciate sulla vittimé portassero facilmente alla sua identificazione.

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