Emanuela Orlandi e quel dettaglio sull’Ansa mai verificato?

Mario Meneguzzi fece pubblicare sull'agenzia giornalista il lancio della scomparsa di Emanuela affermando che la ragazza era stata promossa al terzo anno liceale, quando invece era stata rimandata in due materie. Un errore o un indizio?

Emanuela Orlandi e quel dettaglio sull’Ansa mai verificato?

Mentre l’ex magistrato Giovanni Malerba si presenta davanti alla Commissione Bicamerale e parla di Vaticano, di depistatori e di sequestro senza apportare alcuna prova né un movente di quanto afferma, sulla scomparsa di Emanuela Orlandi c’è un indizio passato inosservato e che potrebbe anche contenere la “chiave del rebus”.

Ci riferiamo all’annuncio di scomparsa di Emanuela Orlandi apparso sull’Ansa il pomeriggio del 24 giugno 1983 e fatto pubblicare da Mario Meneguzzi, lo zio di Emanuela. Quell’annuncio parlava di una cittadina vaticana che aveva fatto perdere le sue tracce fuori dal Conservatorio Santa Cecilia il 22 giugno 1983. A parte dettagli sulla sua situazione familiare, la descrizione fisica della ragazza e il luogo di scomparsa, c’è un dettaglio apparentemente privo di importanza. L’annuncio, infatti, aggiungeva che Emanuela Orlandi frequentava il Liceo Scientifico al Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II di Roma ed era “è stata promossa al terzo anno”. 

Questa è una informazione falsa, perché Emanuela Orlandi non era stata promossa al terzo anno: era stata rimandata in due materie, latino a francese. Materie che avrebbe dovuto recuperare a settembre 1983. Ciò che colpisce è che l’anno scolastico del Convitto Nazionale si chiuse il 12 giugno 1983, ovvero dieci giorni prima della scomparsa della giovane studentessa. Difficile che Mario Meneguzzi conoscesse la situazione didattica della nipote in così poco tempo. Ed è anche improbabile che, nella concitazione del momento, la famiglia dovette informarlo di questo dettaglio. Dettaglio che oltretutto sarebbe stato inutile per trovare la cittadina vaticana.

Che Emanuela Orlandi non avesse voglia di studiare e andasse male a scuola non è un mistero. La pagella del secondo quadrimestre aveva fatto registrare una striminzita sufficienza in tutte le materie e una netta insufficienza in due. Anche una compagna di scuola, Silvia Vetere, interrogata dai pm capitolini nel 1983 e poi nel 2008, nell’ambito della seconda inchiesta, rivelò che l’amica aveva poca voglia di studiare e che saltava spesso la scuola, totalizzando quasi novanta ore di assenza nel secondo quadrimestre, firmandosi da sola le giustificazioni imitando la calligrafia dei genitori. Un’altra amica liceale aveva riferito che Emanuela Orlandi temeva che un’eventuale bocciatura avrebbe spinto i genitori a delle restrizioni nei suoi confronti. Lo stesso Ercole Orlandi sembra che non fosse molto contento dell’interesse della figlia verso la musica. Preferiva che si dedicasse di più agli studi, tanto che qualche volta c’era stato un battibecco tra Emanuela e il padre.

Sembra un particolare trascurabile, inutile per capire cosa sia successo alla cittadina vaticana. Ma se si prende in considerazione il “vizietto” di Mario Meneguzzi, i suoi ricatti sessuali su Natalina Orlandi, invitata-secondo quanto sostenuto da Pino Nicotri-a “sdebitarsi” con lui per averla favorita nell’assunzione alla Camera dei deputati, allora resta il dubbio che lo stesso uomo, con i contatti e le conoscenze di cui disponeva, potesse aver favorito Emanuela facendola promuovere al terzo anno di scuola e che la sera della scomparsa abbia chiesto alla ragazza di sdebitarsi. 

Una richiesta che potrebbe aver generato un rifiuto da parte della nipote, con tanto di violenz* degenerata in un delitto da camuffare in tutti i modi, sia per evitare la galera e sia per sventare il senso di vergogna per aver abusato della fiducia di una famiglia. Siamo ovviamente nel campo delle ipotesi. E le ipotesi non sono certezze. Ma sarebbe interessante capire se Emanuela Orlandi fu effettivamente promossa o rimandata nel secondo anno di Liceo. Quantomeno per escludere Meneguzzi da questo sospetto. Perché, al netto dei complotti di Malerba, spesso la ricerca della verità passa anche attraverso l’analisi di dettagli che apparentemente sembrano insignificanti.

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