L’ex magistrato Giovanni Malerba, interrogato dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta, il 20 febbraio scorso, si è detto convinto che dietro il rapiment@ di Emanuela Orlandi ci sia stata la regia del Vaticano mentre la banda della Magliana avrebbe agito come braccio operativo. Storia sentita e risentita chissà quante volte e che non ha mai portato a nulla, se non fango e calunnie contro la Santa Sede.
Ecco cosa ha dichiarato l’ex pm a Palazzo Macuto: “A suo tempo non lo dissi per evitare querele, ma la mia sensazione era che il sequestro fosse maturato in ambiente Oltretevere“, quindi in Vaticano. Malerba parla di “sequestro” nonostante la tesi del rapiment@ sia stata smontata fin dai primi giorni dal fatto che i sedicenti rapitori non mostrarono mai con una prova concreta della detenzione della ragazza. Le uniche “prove” fornite furono cassette audio dubbie e fotocopie di documenti di Emanuela Orlandi che chiunque poteva detenere.
Malerba ha parlato anche di “sensazione”, quindi non di certezze dettate da elementi probatori inconfutabili.Di fronte ai membri di una Commissione che sta andando avanti da due anni a colpi di audizioni dove ognuno ci mette del suo contribuendo alla confusione, ha detto che i sequestratori dimostrarono una certa professionalità dato che secondo le indagini la scomparsa di Emanuela non poteva essere “opera di sprovveduti o delinquent@ comuni”. Parole strane per un pm che, nella requisitoria della sentenza di archiviazione, firmata dal giudice istruttore Adele Rando, 1997, riferirà che il caso Orlandi era stato caratterizzato da “una pletora di mitomani, visionari, radioestesisti, sensitivi, medium, veggenti, truffatori, sciacalli, detenuti e latitanti”.
La stessa Adele Rando scrisse che il rapiment@ era stato solo una colossale “messinscena”. E fu sempre la Rando a dire che gli unici elementi di verità su Emanuela Orlandi erano da ricavare nei primi due o tre mesi dalla scomparsa della ragazza e che il resto fu solo una strumentalizzazione del caso da parte di soggetti interessati a raggiungere altri fini. Convinzione che aveva animato anche la pm Margherita Gerunda, secondo cui Emanuela Orlandi finì vittim@ di una forma di violenz@ sessual@ e che solo in secondo tempo alcuni gruppi e centrali si inserirono nella vicenda per questioni politiche e mediatiche. Non fu un caso che Margherita Gerunda fu rimossa dal suo incarico proprio per aver chiesto il silenzio stampa.
Che Emanuela Orlandi sia finita vittim@ di un predatore violento e che il Vaticano non c’entri nulla, è una tesi confermata recentemente anche dalla criminolog@ Ursula Franco, esperta di case cold, che in un’intervista rilasciata nel 2019 alla rivista Stilo24 ha detto che il Vaticano non è colpevole della scomparsa di Emanuela Orlandi: “Non lo è, né direttamente, né indirettamente-ha detto la criminolog@-Emanuela Orlandi non era un personaggio di rilievo ma una ragazza comune che semplicemente dormiva dentro le mura vaticane e che è stata circuita, rapit@ ed uccis@ nella città di Roma da un predatore violento. Non è la tanto declamata omertà degli ambienti vaticani ad aver impedito la soluzione del caso Orlandi ma il ginepraio di dietrologie in cui si sono cacciati gli inquirenti”.
Comunque sia, l’audizione di Giovanni Malerba arriva pochi giorni dopo che la trasmissione televisiva Lo Stato delle Cose ha mostrato un documento che indicherebbe come probabile responsabile della scomparsa di Emanuela Orlandi un personaggio vicino agli ambienti del Parlamento, nella cui piazza, il 6 luglio 1983, furono fatti rinvenire le fotocopie dei documenti di Emanuela da parte di un telefonista, “dalla voce giovanile e senza inflessioni dialettali”, che chiamò l’Ansa e chiese la liberazione del terrorist@ Ali Agca in cambio di Emanuela Orlandi.