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Alessandro Sallusti si schiera dalla parte di Salvini spiegando perché non sta con Carola

Per il direttore de Il Giornale, nella vicenda Sea Watch, non siamo allo scontro tra civiltà e inciviltà, bensì tra legalità e illegalità. Le Ong non sono giustificabili.

Politica
Pubblicato il 3 luglio 2019, alle ore 14:30

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Alessandro Sallusti si schiera dalla parte di Salvini spiegando perché non sta con Carola

Alessandro Sallusti si schiera dalla parte di Matteo Salvini, proprio nelle ore in cui Carola Rackete, la comandante che ha scaricato i migranti nel nostro Paese con la forza, è stata scagionata dall’accusa di violenza contro una nave da guerra, con la conseguenza che, se pure la donna dovrà rispondere anche di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, tutto fa propendere – però – per un’altra assoluzione.

Secondo il direttore de Il Giornale, non siamo allo scontro tra civiltà e inciviltà, ma tra legalità e illegalità. Carola Rackete non è stata arrestata per aver salvato delle persone in mare, ma per aver forzato l’ordine del Viminale di non entrare nel porto di Lampedusa, almeno fino a quando non si decidesse una redistribuzione dei migranti a bordo della Sea Watch tra i vari Paesi europei.

Sallusti è d’accordo sulla necessità di salvare i profughi, ma non accetta che tutte le navi Ong, anche quelle che battono bandiera della Groenlandia, debbano poi scaricarli tutti in Italia, disubbidendo alle leggi del mare secondo cui l’approdo può avvenire anche nel Paese dell’armatore o della nazione che ha concesso la bandiera al natante (Germania e Olanda, in questo caso).

Secondo Sallusti, la prova che l’Italia non è un Paese incivile e che Salvini non è un fascista è fornita dal fatto che, mentre l’Europa se ne fregava dei migranti a bordo della Sea Watch, l’Italia, nel frattempo, accoglieva un centinaio di profughi giunti a bordo dei gommoni senza affondarli, arrestarli o rispedirli indietro con la forza, come invece fanno Germania, Svizzera e Francia.

Sallusti è consapevole che un migrante debba essere aiutato. Soprattutto, se proviene da una nazione in guerra. Non tollera però che una Ong finanziata da qualche miliardario pro-immigrati possa venire in Italia, violare le leggi, fare irruzione, speronare le motovedette della guardia di finanza, organizzare una spesa collettiva e pretendere pure di passare alla cassa senza pagarne il conto.

“Queste Ong dovrebbero cambiare sigla in Oag, cioè da Organizzazioni non governative a Organizzazioni anti governative. O, meglio ancora, in Oai, Organizzazioni anti italiane. Quindi per nessun motivo giustificabili. Almeno non da noi”, conclude Sallusti, facendosi probabilmente interprete del pensiero che aleggia nella mente di milioni di italiani.

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Cosa ne pensa l’autore
Mario Barbato

Mario Barbato - Comunque siano andate le cose, questa signorina ha fatto un favore a Salvini, facendolo volare nei sondaggi e dandogli lo spunto per inasprire ancor di più il decreto sicurezza. Tanto più che, dopo il bombardamento del generale Haftar su un centro migranti a Tripoli, che ha provocato 80 morti, lo scontro politico sui porti sicuri in Libia rischia di agevolare ancora di più quelle Ong che si dirigeranno verso l'Italia con toni di sfida, consegnandoci i migranti come se fossero solo merce umana. In questo caso, Salvini fa bene a tenere i porti italiani chiusi, almeno fino a quando l'Europa non si sveglierà dal sonno e comincerà a fare la sua parte, anziché darci lezioni di civiltà.

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