Il diritto al piacere dei disabili: ecco cos’è l’assistente sessuale (1 / 2)

Il diritto al piacere dei disabili: ecco cos’è l’assistente sessuale

La disabilità è una questione molto delicata da trattare sotto molteplici aspetti, tant’è che negli ultimi anni si è assistito in Italia all’esplosione di una strategia insistita sul politically correct nei confronti dei disabili. La corsa verso l’uguaglianza è finita col diventare una sorta di gara mediatico-politica a chi si dimostrava più buono, più comprensivo, più caritatevole: i disabili sono diventati “diversamente abili”, i ciechi “non vedenti”, i sordi “non udenti” e via discorrendo. Ma c’è un piccolo particolare che stona.

Quale? Presto detto: quest’affannosa ricerca del politicamente corretto è rimasta tale solamente a livello burocratico, dal punto di vista squisitamente verbale. Ma sotto l’aspetto puramente pratico, quando cioè c’è veramente da abbandonare il pregiudizio ed iniziare a mettere in pratica i buoni propositi, questi ipotetici progressi raramente si sono potuti apprezzare realmente. Basti pensare a quante persone in evidente stato di disabilità si sono viste negare i privilegi assistenziali dovuti in relazione al loro stato ingiustamente.

Se da una parte a livello mediatico si continua a spingere per l’uguaglianza infatti, dall’altra i continui tagli all’apparato sociale non possono che sortire l’effeto opposto, ovverosia lasciare i disabili sempre più abbandonati a loro stessi, nonostante il cambio di terminologie ed i grandi proclami. Ma la questione più spinosa riguarda il cosiddetto diritto alla sessualità. In Italia si tratta di un tema che rappresenta ancora un grande tabù, sia per le persone normodotate, sia per quelle affette da qualche disabilità.