Continua l’escalation di violenze che sta imperversando nello Yemen. Dopo gli scontri avvenuti nei pressi dell’aeroporto di Aden tra i sostenitori del Presidente deposto Abd-Rabbu Mansour Hadi, e quelli dell’ex Presidente Ali Abdullah Saleh, Sana’a è stata colpita da tre attentatori suicidi, che hanno causato la morte di almeno 137 persone secondo il New York Times. I feriti, secondo le fonti del quotidiano statunitense, sarebbero 345. Teatri del nuovo massacro sono state due moschee controllate dalle milizie sciite Houthi, attualmente al potere e forti dell’appoggio dei guerriglieri di Abdullah Saleh. La capitale yemenita è sotto il controllo Houthi sin dallo scorso Settembre, ed è vista dai fedeli di Mansour Hadi come la “roccaforte nemica”.
Due attentatori hanno colpito la moschea di Badr, a Sud della città: il primo terrorista si è fatto esplodere all’interno dell’edificio, mentre un secondo complice ha fatto detonare gli ordini esplosivi che aveva addosso proprio in corrispondenza dell’uscita che i fedeli, a quel punto chiusi tra due fuochi, stavano utilizzando per fuggire. La terza esplosione è invece avvenuta nella moschea di Al-Hashahush, situata a Nord di Sana’a. Sebbene gli attentati siano avvenuti immediatamente dopo l’assalto effettuato dai miliziani di Saleh all’aeroporto di Aden, capitale de facto dei ribelli guidati da Mansour Hadi, nessuno ha ancora rivendicato l’attentato. Pertanto, non è detto che gli attentati siano stati una rappresaglia ordita da Hadi.
Tra i morti figura anche l’imam della moschea di Badr, Al-Murtada bin Zayd al-Muhatwari. Tra la lista dei possibili responsabili vi sarebbe anche l’AQAP, acronimo di Al Quaeda in the Arabian Peninsula, ovverosia la branca di Al Quaeda che gli Stati Uniti ritengono più letale, attiva proprio nello Yemen. Ma la matrice più accreditata sembra proprio essere quella dei ribelli di Mansour Hadi, viste le fortissime tensioni politiche che stanno dilaniando il Paese, in particolar modo dal 2012. Il The Guardian riporta inoltre che quattro persone sono state uccise nel corso di un’imboscata avvenuta martedì scorso lungo la strada Lahj-Taiz. Ma il Generale Abdel Hafedh al-Sakkaf, a capo delle forze speciali di Aden, è riuscito ad uscirne miracolosamente illeso.
A raccontare l’episodio alla stampa è stato uno degli ufficiali sopravvissuti, che ha parlato così dell’accaduto: “(il Generale) è scampato all’assassinio, ma una guardia del corpo è stata colpita a morte, ed altre tre sono rimaste uccise quando il loro veicolo si è capovolto”. Il quotidiano britannico riporta inoltre che l’Arabia Saudita, così come altri Paesi del Golfo, hanno chiuso le loro ambasciate a Sana’a quando questa è stata conquistata dagli Houthi ora al potere, riaprendole poi ad Aden (neocapitale del Presidente deposto Hadi). Inoltre, numerose associazioni occidentali hanno abbandonato la capitale dello Yemen nello stesso periodo, per preoccupazioni relative ai grossi problemi di sicurezza.