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Terremoto in Albania: un bambino salvato tra le macerie

Un bambino è scoppiato in un pianto di dolore quando si è visto liberare gli arti inferiori dalle macerie del palazzo di cinque piani crollato ieri notte. I soccorritori raccontano il "miracolo".

Esteri
Pubblicato il 27 novembre 2019, alle ore 09:33

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Terremoto in Albania: un bambino salvato tra le macerie

Il forte terremoto, di magnitudo 6.5, che ha colpito ieri notte, 26 novembre 2019, l’Albania, l’ha messa letteralmente in ginocchio. L’epicentro è stato localizzato tra Shijak e Durazzo, a una profondità di dieci km. Case, alberghi e palazzi sono crollati, 23 persone sono morte, ma la conta delle perdite umane non è ancora finita, almeno altre 15 persone sono ancora disperse. I feriti sono circa 650. 

In questo quadro si è levato ieri un singolare pianto di dolore misto a un sentimento liberatorio: tra le macerie è stato ritrovato un bambino vivo. Con l’arte umana della parola e della carezza è stato tranquillizzato, mentre altre mani scavano attorno al suo corpo intrappolato per metà tra le macerie dell’edificio a cinque piani che l’ha portato con sé nel crollo a Durazzo.

Il video del salvataggio

Un video sta raccontando a tutto il mondo com’è avvenuto il salvataggio del bambino. Dapprima il piccolo è rimasto in silenzio, poi ha cominciato a urlare e a piangere, forse per lo shock provocatogli dall’accaduto, forse per il dolore, forse perché più semplicemente si è lasciato andare in un pianto liberatorio. I soccorritori che lo rassicurano non temono di gridare che è un miracolo.

Si sono accorti del piccolo bloccato per metà tra i calcinacci, puntando qua e là le torce nel buio della notte in cerca di segni di vita. In questa difficile ricerca è spuntata la sagoma del bambinobloccato per metà tra una superficie crollata e il baratro“, scrive rainews.it. Prontamente i soccorritori hanno raggiunto il piccolo nel piano e a mani nude hanno iniziato a scavare attorno agli arti inferiori del piccolo: era questo l’unico modo per non far crollare ulteriormente la parete. Qualcuno gli teneva la mano e gli accarezzava la fronte, altri lo sorreggevano.

Il tempo del soccorso, accompagnato dalle urla del piccolo, è sembrato interminabile, poi, quando finalmente i fari dell’auto utilizzata per illuminare il lavoro di recupero del bambino lo hanno mostrato estratto dalle macerie, il pianto del bimbo si è trasformato in urla di gioia e di speranza da parte di tutti.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - È davvero sconvolgente quanto successo ai nostri vicini di casa, tanto vicini che anche noi abbiamo tremato insieme a loro. Sicuramente l'angoscia e lo spavento che il terremoto ha provocato sono profondi, ma il tempo e l'essere uniti nel dolore aiuterà a superare. Penso che un bimbo estratto dalle macerie sia una voce di speranza nella vita di tutti: si può ricominciare.

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