Minnesota: bambino di 5 anni usato come "esca" dall’ICE. La nuova frontiera dell’immigrazione negli USA

Il caso del piccolo Liam in Minnesota riaccende il dibattito sull’immigrazione negli Stati Uniti, mostrando come le attuali strategie operative dell’ICE stiano sollevando seri interrogativi giuridici, politici e umani.

Minnesota: bambino di 5 anni usato come "esca" dall’ICE. La nuova frontiera dell’immigrazione negli USA

Martedì 21 gennaio 2026, nel vialetto di una casa di Minneapolis, in Minnesota, si è consumata una scena che ha scioccato l’opinione pubblica americana. Liam Conejo Ramos, un bambino di appena cinque anni con uno zaino sulle spalle e un cappellino blu con orecchie da coniglio, è stato fermato dagli agenti dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) mentre tornava dall’asilo. Non perché fosse ricercato. Non perché avesse fatto qualcosa. Ma perché cercavano suo padre, Adrian Alexander Conejo Arias, cittadino ecuadoriano con una richiesta di asilo pendente e senza un ordine di espulsione definitivo.

Secondo quanto riportato da Jody Stenvik, sovrintendente del distretto scolastico Columbia Heights Public Schools, gli agenti federali hanno utilizzato il bambino come “esca”, costringendolo a bussare alla porta di casa per far uscire eventuali familiari. Una versione che il Dipartimento per la Sicurezza Nazionale (DHS) ha respinto categoricamente, definendola “una calunnia orribile“. Secondo la portavoce Tricia McLaughlin, il padre sarebbe fuggito a piedi abbandonando il figlio, costringendo gli agenti a rimanere con il bambino per la sua sicurezza.

Le contraddizioni tra le versioni sono evidenti. Le autorità scolastiche affermano che un adulto presente sulla scena si è offerto di prendere il bambino, ma gli agenti lo hanno impedito. Il DHS sostiene invece che la madre, rimasta in casa, si sarebbe rifiutata di accettare la custodia del figlio nonostante le ripetute rassicurazioni che non sarebbe stata arrestata. Oggi, padre e figlio sono detenuti in un centro ICE in Texas, a oltre 1.500 chilometri da casa, lontani dalla scuola e da ogni normalità.

Liam non è l’unico minore coinvolto nel giro di vite sull’immigrazione in Minnesota. Secondo la sovrintendente Stenvik, almeno quattro studenti del distretto scolastico sono stati fermati dall’ICE nelle ultime settimane: un bambino di 10 anni, due diciassettenni e ora Liam. In un caso, una studentessa è stata prelevata mentre andava a scuola con la madre. Le operazioni hanno dispiegato circa 3.000 agenti federali nell’area di Minneapolis, in quella che il sindaco Jacob Frey ha definito una vera e propria “occupazione“.

La situazione ha assunto contorni ancora più inquietanti con il caso di ChongLy “Scott” Thao, un cittadino statunitense di 69 anni senza precedenti penali. Domenica 19 gennaio, agenti ICE hanno fatto irruzione nella sua casa di St. Paul senza mandato, puntandogli le @rmi e trascinandolo fuori in slip con temperature sottozero. Dopo averlo portato in mezzo al nulla per fotografarlo, gli agenti si sono resi conto che era un cittadino americano e lo hanno riportato a casa senza scusarsi per la porta abbattuta.

A rendere ancora più pesante la situazione è emerso un memorandum interno dell’ICE, datato 12 maggio 2025 e firmato dal direttore ad interim Todd Lyons. Il documento, ottenuto dall’Associated Press tramite un whistleblower, autorizza gli agenti a fare irruzione nelle abitazioni private utilizzando solo mandati amministrativi interni (modulo I-205), senza bisogno di un’approvazione giudiziaria. Secondo il memo, gli agenti possono usare “la quantità necessaria e ragionevole di forza” per entrare nelle residenze tra le 6 del mattino e le 22.

Esperti costituzionalisti e avvocati per i diritti civili hanno denunciato la misura come una violazione del Quarto Emendamento della Costituzione americana, che protegge i cittadini da perquisizioni e sequestri arbitrari. Un giudice federale del Minnesota ha già stabilito che le operazioni ICE richiedono mandati firmati da un giudice, contraddicendo direttamente il memorandum segreto.

Nel frattempo, in Texas, la scomparsa di Geraldo Lunas Campos, 55 anni, migrante cubano detenuto presso il centro ICE di Camp East Montana a El Paso, è stata classificata come omicidio dall’ufficio del medico legale della contea. L’autopsia, pubblicata il 21 gennaio, ha rivelato che Campos ha perso la vita per “asfissia dovuta a compressione del collo e del torace” mentre veniva trattenuto dalle guardie. Secondo l’ICE, l’uomo era “in crisi” dopo essere diventato “dirompente” in fila per i farmaci. Il rapporto autoptico documenta invece “abrasioni superficiali sparse su tutto il corpo“, emorragie negli occhi e nel collo, e costole fratturate. Campos era detenuto da quasi quattro mesi.

Il vicepresidente JD Vance ha visitato Minneapolis giovedì 22 gennaio, esprimendo sostegno agli agenti federali ma ammettendo che “sono stati commessi alcuni errori“. Prima di arrivare in Minnesota, parlando a Toledo, Ohio, Vance ha concesso che l’ICE ha sbagliato in alcuni casi, pur incolpando le autorità locali e statali per non aver collaborato sufficientemente con le operazioni federali. L’ex segretaria di Stato Hillary Clinton ha accusato le forze dell’ordine di “terrorizzare una popolazione” e di “usare i bambini come pedine“. Il sindaco di Minneapolis Jacob Frey ha dichiarato che il governo federale sta trattando i bambini “come criminali.

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