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Jaxa, rientrata con successo sulla Terra la sonda Hayabusa 2

Il Falco Pellegrino, la sofisticata sonda dell'Agenzia Spaziale Giapponese, è atterrata nei pressi del poligono militare australiano di Woomera il 6 dicembre 2020.

Esteri
Pubblicato il 7 dicembre 2020, alle ore 20:47

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Jaxa, rientrata con successo sulla Terra la sonda Hayabusa 2

Partita il 3 dicembre 2014 dal Centro Spaziale di Tanegashima, in Giappone, la sonda nipponica Hayabusa 2 ha concluso un lungo viaggio di ritorno verso la Terra per consegnarci un carico di polveri ricavate mediante spettacolari touchdown. Era il 13 novembre del 2019, infatti, quando il Falco Pellegrino ha eccellentemente iniziato le manovre di rientro attuando i lunghi sorvoli attorno all’asteroide 162173 Ryugu scoperto nel 1999, a cui l’egregia missione è stata dedicata.

L’obiettivo di Hayabusa 2 è quello di scoprire quali segreti cela la superficie di questo asteroide Apollo, un oggetto potenzialmente pericoloso di 870m e orbitante tra Marte e Giove, attraverso un’interrogazione del materiale su di esso presente già da prima dell’origine del Sistema Solare. La potenzialità rappresentata da Ryugu è dunque questa e Jaxa spera di risolvere quesiti agli umani ancora ignoti mediante un’attenta analisi delle particelle contenute nelle sue rocce. E’ fondamentale sottolineare che gli asteroidi carboniosi come quello in questione appartengono alla nebulosa solare da cui derivano la Terra e i pianeti.

La capsula è atterrata in Australia il 6 dicembre, a Woomera, dove è stata recuperata dall’Agenzia Spaziale Australiana in collaborazione, per questa missione, con la giapponese Jaxa. Dopo alcuni esami preliminari, infatti, il malloppo di polveri di asteroide sarà consegnato ai nipponici, che sperano di svelare l’antico arcano sull’origine del nostro pianeta: le polveri incontaminate presenti appena sotto la superficie di Ryugu e ricavate attraverso due touchdown eseguiti ad inizio 2019 dovrebbero dirci se c’è acqua sull’asteroide e quindi farci capire se ciò è causa della sua presenza sulla Terra. 

La vita di Hayabusa 2, comunque, è ancora lunga poichè il veicolo spaziale è già ripartito per una nuova missione che riguarderà l’esplorazione dello spazio profondo attraverso lo studio dell’asteroide 1998 KY26 che raggiungerà nel 2031. Si tratta stavolta di un aggetto tondeggiante dal diametro di appena 30m e considerato uno dei più piccoli del Sistema Solare, secondo gli studiosi molto ricco d’acqua. 

Le missioni Hayabusa sono state lanciate da Jaxa a partire dal 2003, quando ad essere messo sotto i riflettori è stato l’asteroide 25143 Itokawa le cui polveri campionate hanno dimostrato essere identiche ai materiali che compongono i meteoriti. L’Agenzia Spaziale Giapponese è la prima ad aver raccolto le polveri di questi oggetti orbitanti, dopo vari tentativi di esplorazioni di asteroidi della Nasa, che però si sono fermati alle semplici orbite ravvicinate e ai brevi atterraggi.

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Cosa ne pensa l’autore
Giada Tortora

Giada Tortora - Considero estremamente rilevante l'iniziativa dei giapponesi nell'intento di interrogare l'origine terrestre attraverso l'analisi di questi corpi orbitanti, il più delle volte semplicemente motivo di pericolo e panico per noi terrestri. Sarà interessante scoprire come sia stato possibile concepire la vita sul nostro pianeta e capire come siano davvero andate le cose ben 4 miliardi di anni fa.

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