Il Medio Oriente si risveglia ancora una volta sotto il segno di forti tensioni e movimenti militari che coinvolgono diversi Paesi della regione. Nelle prime ore del mattino nuovi passaggi aerei hanno interessato Teheran e alcune aree meridionali di Beirut. Secondo le informazioni diffuse dalle autorità israeliane, nel corso della giornata si sono susseguite numerose operazioni, mentre i sistemi di difesa sono stati attivati per intercettare razzi provenienti dall’Iran.
Il quadro complessivo appare sempre più complesso. In Iran il bilancio dei deceduti legati a quanto sta succedendo avrebbe ormai superato quota 1.200, mentre nella capitale libanese cresce l’inquietudine tra i residenti. Nelle zone meridionali di Beirut molte famiglie stanno lasciando le proprie abitazioni, alla ricerca di luoghi ritenuti più sicuri. Le tensioni si estendono anche al mare.
Nelle acque vicine al Kuwait una petroliera è stata coinvolta in una grande deflagrazione che ha provocato la fuoriuscita di greggio, secondo quanto segnalato dall’agenzia britannica di sicurezza marittima Ukmto. Nello stesso contesto, gli Stati Uniti hanno dichiarato di aver neutralizzato una nave militare iraniana in acque internazionali dell’Oceano Indiano durante un’operazione navale avvenuta il giorno precedente. Le tensioni rischiano inoltre di coinvolgere nuovi spazi geografici.
Un razzo balistico è stato intercettato dalle difese della Nato prima di raggiungere lo spazio aereo della Turchia, episodio che evidenzia la crescente delicatezza dello scenario regionale. Negli Stati Uniti il dibattito politico rimane acceso. Il Senato ha respinto una proposta presentata dai democratici che chiedeva di interrompere l’impegno militare americano contro la Repubblica islamica. La questione passerà ora all’esame della Camera dei rappresentanti.
Intanto, le conseguenze della crisi si riflettono anche sulla popolazione civile e sulle attività economiche. L’azienda energetica italiana Eni ha iniziato il trasferimento del personale straniero dal giacimento iracheno di Zubair, nell’area di Bassora, pur mantenendo attiva la produzione. Secondo le Nazioni Unite, circa 50.000 cittadini siriani hanno lasciato il Libano negli ultimi giorni per rientrare nel proprio Paese, segno dei forti movimenti di popolazione causati dall’instabilità. Parallelamente l’Italia sta organizzando il rientro di circa 2.500 connazionali dal Golfo, attraverso voli speciali e trasferimenti coordinati tra diversi Paesi della regione.