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Anche la Spagna vara il reddito di cittadinanza per le famiglie in povertà estrema

L’ingreso minimo è un reddito di base: varierà da un minimo di 462 euro a un massimo di 1.015 euro al mese. Tra i requisiti la residenza nel Paese da almeno un anno ed essere iscritti nelle liste di collocamento.

Esteri
Pubblicato il 9 giugno 2020, alle ore 17:59

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Anche la Spagna vara il reddito di cittadinanza per le famiglie in povertà estrema

La Spagna segue l’esempio dell’Italia e introduce anche’essa il reddito di cittadinanza. Una misura provvisoria che mira a raggiungere 850.000 nuclei familiari che si trovano attualmente in condizioni di povertà estrema. Il reddito potrà oscillare tra un minimo di 462 euro a un massimo di 1.015 euro al mese, per 12 mesi, a seconda della composizione della famiglia.

Una misura che si allinea con le politiche di welfare di tutti i Paesi europei, dove le misure di contrasto alla povertà sono in vigore già da anni. Attualmente, infatti, in Spagna sono 1 milione le famiglie i cui componenti sono tutti disoccupati, mentre quasi 600.000 persone non hanno alcun reddito. Numeri aggravati dalla pandemia da Covid-19 che ha colpito pesantemente anche la penisola iberica.

Per deciderà chi avrà diritto all’assegno sociale, si farà riferimento al livello di reddito del 2019 e alla situazione patrimoniale. Rispetto al reddito di cittadinanza italiano ci sono alcune differenze: la formula nostrana prevede che il beneficiario sia cittadino italiano, europeo o un extracomunitario che risiede in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi 2 in via continuativa. In Spagna, invece, per beneficiare dell’assegno mensile, sarà sufficiente la residenza ininterrotta in Spagna di un anno, anche da parte di stranieri.

Altro requisito che cambia rispetto all’Italia è la valutazione della situazione patrimoniale, mentre quello italiano valuta invece il reddito familiare da certificare attraverso modello Isee. Come l’Italia, anche la Spagna richiede la ricerca attiva di lavoro. Occorre “essere registrati come richiedenti lavoro, sia per i maggiorenni che per i minori emancipati, se non lavorano”, specifica la norma spagnola. Quindi, sì agli aiuti economici, non agli scansafatiche.

Il costo annuale stimato è di 3 miliardi di euro, rispetto ai 6 miliardi stanziati dal governo italiano, (alcuni dei quali nemmeno erogati visto che numerosi beneficiari vi hanno rinunciato perché evidentemente avevano altre entrate più remunerative in nero), e permetterà un sostegno mensile alle persone che ormai sono senza un centesimo.

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Cosa ne pensa l’autore
Roberto Casadei

Roberto Casadei - Piano piano ci arrivano tutti. In realtà in Spagna (e in giro per la UE) già parlano di reddito universale. Non è riportato nell'articolo, ma quella è la direzione presa dall'Europa (anche in Italia se ne è parlato). Gli unici che ancora faticano a capirne l'importanza sono i partiti di centro-destra italiani che ancora credono a un nuovo boom economico per l'Italia che con questi chiari di Luna non ci sarà mai. Come non ricordare poi quelle forze extra-parlamentari contro il RdC, ma che poi chiedevano affitti calmierati. La domanda è solo una: perché loro sì, e il resto della popolazione no?

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