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Riforma pensioni, ecco i criteri per uscire in anticipo dal lavoro nel 2019

Con i recenti aggiustamenti normativi sono arrivate nel nostro ordinamento nuove opzioni utili ad ottenere la pensione anticipata, ma molti provvedimenti potrebbero risultare disponibili solo fino alla fine dell’anno.

Economia e Finanza
Pubblicato il 14 maggio 2019, alle ore 09:08

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Riforma pensioni, ecco i criteri per uscire in anticipo dal lavoro nel 2019

Il tema della flessibilità previdenziale ha rappresentato un argomento chiave nell’ultima tornata elettorale ed occupa (direttamente o indirettamente) un posto importante anche per le prossime elezioni europee. Con la legge di bilancio 2019 il Governo ha infatti approvato diverse opzioni di prepensionamento, le quali hanno riacceso la discussione sulla rigidità del nostro sistema pensionistico, ma anche sulla sostenibilità dei conti pubblici italiani. Un aspetto che continua ad emergere nei recenti moniti in arrivo dall’Unione Europea.

Dal punto di vista pratico, tra nuove opzioni e proroghe si sono recentemente aperte numerose finestre di flessibilità previdenziale, diverse delle quali risultano però in scadenza entro il prossimo dicembre. Ricordiamo anche che dall’inizio dell’anno in corso per poter accedere in via ordinaria al pensionamento bisogna aver maturato almeno 67 anni di età e 20 anni di contribuzione (in virtù dell’adeguamento all’aspettativa di vita), mentre l’anticipata della legge Fornero prevede il raggiungimento dei 42 anni e 10 mesi di contribuzione indipendentemente dall’età (un anno in meno per le donne).

Le pensioni anticipate tramite quota 100 e le altre opzioni disponibili

Con le nuove pensioni anticipate tramite quota 100 si apre una finestra per tutti i lavoratori con almeno 62 anni di età e 38 anni di versamenti (si scende a 59 anni di età e 35 anni di contribuzione in caso di ricorso a fondi di solidarietà). L’opzione consente quindi uno sconto massimo di cinque anni rispetto all’uscita di vecchiaia, aumentata nel 2019 di ulteriori cinque mesi ed è percorribile fino al 2022, quando nei piani dell’esecutivo dovrebbe essere sostituita da una quota 41 per tutti.

In alternativa, il Governo ha provveduto a prorogare per un anno l’APE sociale, disponibile a partire dai 63 anni di età e con 30-36 anni di contribuzione sulla base della singola situazione di disagio. Il provvedimento va in tandem con l’APE volontario (63 anni di età e 20 anni di versamenti), comunque in scadenza al termine del 2019.

Un’ulteriore proroga (oggetto di discussione per una possibile estensione al prossimo anno) riguarda infine la pensione anticipata tramite opzione donna, che consente l’uscita dal lavoro a partire dai 58 anni di età (59 anni se autonome), purché si abbiano almeno 35 anni di versamenti e si accetti il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. Infine, per i disoccupati o inoccupati, resta la possibilità di ricorrere alla RITA, ovvero l’anticipata dei fondi pensione. In questo caso, se si è iscritti da più di cinque anni alla previdenza complementare e si è perso il lavoro da più di due anni, è possibile ottenere la rendita con un anticipo fino a 10 anni dalla pensione di vecchiaia.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - Gli interventi correttivi inseriti nell’ultima Manovra (approvata a fine 2018) hanno portato numerose proroghe e modifiche al nostro sistema previdenziale, consentendo un parziale miglioramento dei criteri ordinari di quiescenza. Sulla questione si continuerà però a giocare un’importante partita politica, tenendo conto del peso della tematica e del prossimo confronto elettorale.

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