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Reddito di cittadinanza, già stimate 130 mila rinunce: ecco perché i cittadini cambiano idea

Il reddito di cittadinanza potrebbe confrontarsi presto con decine di migliaia di rinunce: le disdette sono in arrivo da parte di migliaia di richiedenti che hanno cambiato idea in merito alla domanda di welfare. Diversi i motivi alla base del fenomeno.

Economia e Finanza
Pubblicato il 5 maggio 2019, alle ore 12:57

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Reddito di cittadinanza, già stimate 130 mila rinunce: ecco perché i cittadini cambiano idea

Il mese di maggio potrebbe caratterizzarsi per un elevato numero di disdette in arrivo ai Caf in merito al reddito di cittadinanza: il dato emergere dai centri di assistenza e sembra essere diffuso in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale. Il fenomeno appare quindi interessante e degno di approfondimento, soprattutto per quanto concerne l’aspetto motivazionale alla base delle rinunce.

Di sicuro, il dietrofront rispetto alla pratica di accesso al reddito di cittadinanza non è un fatto isolato: sarebbero infatti già circa 130 mila coloro che avrebbero deciso di compilare e inviare la relativa modulistica tramite il Caf o direttamente attraverso l’Inps. I fattori da prendere in esame per capire la motivazione sono molteplici, a partire dal timore per i dettagliati controlli fiscali sulla situazione dei richiedenti, per proseguire in alcuni casi sul basso importo garantito dal nuovo sussidio (che agisce ad integrazione del reddito fino alla soglia delle 780 euro mensili prevista dalla legge).

Ecco perché una parte dei richiedenti sta pensando di rinunciare al reddito di cittadinanza

Se al momento le stime parlano di circa 130 mila defezioni, bisogna innanzitutto evidenziare che il fenomeno appare perlomeno curioso, visto che all’avvio del provvedimento non era stata nemmeno resa disponibile la modulistica per la rinuncia al sostegno. La possibilità è infatti emersa dopo che in molti (soprattutto al sud Italia) hanno espresso la propria delusione, esplicitando l’intenzione di fare un passo indietro rispetto alla domanda.

A tutti gli effetti la procedura utile per recedere non è stata ancora resa disponibile, ma dovrebbe diventare praticabile entro la metà del corrente mese. Nel frattempo, si analizzano le motivazioni che hanno portato una parte della platea al ripensamento. Per alcuni la decisione riguarda il fatto di vedersi erogare un bonus di appena 40,00 euro mensili (ad integrazione del reddito), al posto delle 780,00 euro ipotizzate nelle fasi iniziali della discussione politica sul nuovo provvedimento. La maggior parte delle rinunce potrebbe infatti concentrarsi tra coloro che dovrebbero percepire dalle 40,00 alle 100,00 euro al mese.

Per altri, la decisione potrebbe invece essere legata ai severi controlli ed approfondimenti da parte delle autorità preposte sulla situazione fiscale e patrimoniale dichiarata dalle famiglie che hanno inoltrato la domanda di accesso al reddito di cittadinanza.

Non a caso, negli scorsi giorni lo stesso Ministro dell’Economia Giovanni Tria è intervenuto sul tema. Presenziando il giuramento degli allievi ufficiali della Guardia di Finanza in piazza Vittorio Veneto a Bergamo, ha infatti elogiato il corpo sottolineandone anche la funzione “di vigilanza e controllo del nostro sistema di welfare, che con il reddito di cittadinanza, fornisce un effettivo sostegno alle fasce più oneste e deboli della popolazione”.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - Il reddito di cittadinanza rappresenta una misura inedita per il nostro sistema di welfare. Non deve quindi sorprendere che nella fase iniziale del proprio avvio si trovi a confrontarsi anche con fenomeni non preventivati. D’altra parte, appare sensato che i fondi possano essere erogati in favore di coloro che hanno effettivamente necessità di poter fruire del nuovo beneficio di legge.

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