Iscriviti

Reddito di cittadinanza 2020: assegno a rischio per 100 mila famiglie a causa delle assenze ingiustificate

Con l’arrivo del nuovo anno decine di migliaia di famiglie potrebbero vedersi interrompere l’erogazione dell’assegno. Ecco perché in tanti rischiano lo stop alla percezione del reddito di cittadinanza.

Economia e Finanza
Pubblicato il 30 dicembre 2019, alle ore 08:57

Mi piace
3
0
Reddito di cittadinanza 2020: assegno a rischio per 100 mila famiglie a causa delle assenze ingiustificate

Nei primi mesi del nuovo anno potrebbero concretizzarsi oltre 100mila interruzioni nei pagamenti del reddito di cittadinanza alle famiglie attualmente destinatarie della misura di welfare. Si tratta dell’effetto delle misure di controllo e verifica per il mantenimento dei requisiti di fruizione, ed in particolare delle verifiche compiute dai centri per l’impiego.

Questi ultimi hanno dato il via negli ultimi mesi alle convocazioni previste dalla legge per la siglatura del cosiddetto patto per il lavoro, ovvero per quella parte del meccanismo di funzionamento del reddito di cittadinanza che prevede il coinvolgimento attivo nella ricerca di un nuovo impiego da parte dei componenti del nucleo familiare coinvolti.

La questione delle possibili numerose interruzioni nell’erogazione del sussidio si sarebbe posta proprio a partire dalla mancata presenza dei destinatari del reddito di cittadinanza all’appuntamento di convocazione fissato dal proprio centro per l’impiego di riferimento. Una mancanza che, se reiterata nel tempo, prevede la perdita del beneficio di welfare (dopo che al verificarsi delle prime mancanze si concretizza la perdita del pagamento di alcune mensilità).

Reddito di cittadinanza e assenze ingiustificate: mancano all’appello circa 100mila persone

A confermare il rischio di interruzione nell’erogazione dell’assegno di cittadinanza vi sarebbero proprio i numeri circolati nelle scorse ore, che vedono sommarsi oltre 90 mila assenze ingiustificate su un totale complessivo di circa 440 mila convocazioni. Ci si trova così di fronte ad evidenze importanti, visto che si parla di circa un quinto dell’intera platea delle persone finora contattate.

In tutti i casi, si tratta di individui che possedevano i requisiti previsti dalla legge per poter affrontare il percorso di formazione professionale e di reinserimento attivo indicato all’interno del cosiddetto patto per il lavoro. Vi è da dire, però, che in molti potrebbero rispondere in seconda e terza convocazione, visto che la perdita vera e propria del reddito di cittadinanza si verifica solo dopo la terza assenza ingiustificata (oppure davanti al rifiuto di sottoscrivere il patto per il lavoro).

Tutto ciò senza considerare la presenza di altre 15 mila famiglie con procedure di verifica in corso, per le quali si sospetta la mancata segnalazione di ulteriori redditi al momento della presentazione della domanda di accesso alla misura. In questo caso, qualora le verifiche trovassero dei riscontri positivi, si arriverebbe alla cessazione immediata del beneficio oltre alla richiesta di restituzione delle somme che sono state percepite senza giustificazione (ed alle eventuali conseguenze penali connesse all’accertamento dell’illecito).

Video interessanti:
Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - Il reddito di cittadinanza è stato pensato dal legislatore per risultare strettamente connesso al reinserimento lavorativo dei beneficiari, anche attraverso un’intensa attività di formazione che viene comunque prevista nel cosiddetto patto per il lavoro. In questo senso, appare certamente singolare che così tante persone abbiano scelto di non presentarsi alle prime richieste di convocazione da parte dei centri per l’impiego. Sulla questione sarà certamente interessante verificare in che modo evolverà la situazione nelle prossime settimane.

Lascia un tuo commento
Commenti

Non ci sono ancora commenti su questo contenuto. Scrivi la tua opinione per primo!