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Pensioni anticipate e Manovra 2020: ecco cosa succederà il prossimo anno

Si delinea l’impostazione delle nuove pensioni flessibili a partire dal prossimo gennaio. Non solo Quota 100: oltre alla fase 2 della sperimentazione, c’è anche la proroga dell’APE sociale e dell’Opzione Donna.

Economia e Finanza
Pubblicato il 27 ottobre 2019, alle ore 11:29

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Pensioni anticipate e Manovra 2020: ecco cosa succederà il prossimo anno

Dalla bozza della manovra inviata a Bruxelles arrivano importanti conferme rispetto ai provvedimenti che verranno avviati il prossimo anno nel comparto previdenziale. Il 2020 vedrà infatti proseguire le sperimentazioni in corso d’attuazione o in scadenza nel 2019, ma nuovi interventi sono stati decisi anche per le rivalutazioni degli assegni di coloro che hanno già ottenuto l’accesso all’Inps.

Nel novero delle misure previste all’interno della finanziaria si trova innanzitutto il secondo atto delle pensioni anticipate tramite Quota 100. La sperimentazione è destinata infatti a proseguire nonostante i dubbi espressi da Italia Viva, senza alcun intervento correttivo riguardante i requisiti di accesso. Anche nel 2020 si potrà quindi continuare ad ottenere la pensione anticipata a partire dai 62 anni di età e con almeno 38 anni di versamenti. Invariate le finestre di accesso, rispettivamente di tre mesi per il settore privato e di sei mesi per quello pubblico.

Uscite flessibili: la proroga dell’APE sociale e dell’Opzione Donna

Tra le altre misure chiave per la flessibilità previdenziale arrivano nuove conferme sulla proroga dell’APE sociale e dell’Opzione Donna, due interventi che senza un intervento del legislatore avrebbero terminato la propria efficacia al 31 dicembre del 2019. Nel primo caso si tratta di un’opzione che consente ai lavoratori che vivono specifiche situazioni di disagio (disoccupati, caregivers, invalidi e persone che hanno svolto i lavori usuranti riconosciuti) di ottenere la quiescenza a partire dai 63 anni di età e con 30-36 anni di versamenti.

La proroga dell’opzione donna consente invece l’uscita dal lavoro a partire dai 58 anni di età (un anno in più se autonome) e con almeno 35 anni di versamenti, pur accettando il ricalcolo interamente contributivo del futuro assegno. In questo senso, le lavoratrici si trovano ad affrontare tagli a doppia percentuale, seppur compensati dal fatto che percepiranno la pensione per un periodo più lungo.

Infine, un ultimo intervento è previsto rispetto alle rivalutazioni degli assegni di coloro che hanno già ottenuto l’accesso all’Inps. In questo caso si tratta di allargare la platea dei beneficiari della rivalutazione piena, includendo anche coloro che percepiscono assegni lordi tra i 1.500 e i 2.000 euro al mese (attualmente soggetti ad una rivalutazione solo parziale).

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - Con la definizione della bozza finale della legge di bilancio 2020 da parte del Governo si delinea in modo chiaro l’impostazione della manovra e dei relativi interventi di riforma del settore previdenziale. Da questo punto di vista, i provvedimenti sembrano andare incontro a diverse richieste dei lavoratori, anche se non si può ancora parlare purtroppo di una vera flessibilizzazione universale nell’accesso all’Inps.

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