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Pensioni anticipate e Ldb2020: ecco come funziona oggi la Quota 41 e cosa chiedono i lavoratori precoci

Tra le misure più attese per la flessibilizzazione dell’accesso all’Inps figura certamente la cosiddetta Quota 41. Il provvedimento ora è limitato a situazioni di disagio molto specifiche, ma i lavoratori precoci chiedono da tempo di aprire l’opzione a tutti.

Economia e Finanza
Pubblicato il 5 settembre 2019, alle ore 13:33

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Pensioni anticipate e Ldb2020: ecco come funziona oggi la Quota 41 e cosa chiedono i lavoratori precoci

Dopo il giuramento del Governo Conte Bis l’attenzione di tanti lavoratori in età avanzata torna a concentrarsi sui provvedimenti chiave di flessibilizzazione nell’accesso al sistema previdenziale pubblico. È il caso dei cosiddetti precoci, persone che hanno iniziato a lavorare in giovane età e che si trovano davanti all’impossibilità di ottenere l’agognata quiescenza nonostante quattro decenni di versamenti alle proprie spalle (a causa della rigidità del sistema).

In questo senso, sono in molti a sperare che il cambio di passo a Palazzo Chigi tenga finalmente conto della problematica. Il precedente esecutivo giallo – verde aveva infatti preso in considerazione la vicenda, posticipando però al termine della legislatura un eventuale intervento in favore della platea. Nella pratica, la Quota 41 per tutti sembra possibile solo al termine della sperimentazione della Quota 100 (prevista in scadenza al 31 dicembre del 2021).

Con il nuovo esecutivo il ripensamento della Quota 100 è pressoché certo, stante le ultime dichiarazioni arrivate al riguardo. Per questo motivo, in molti si chiedono se i risparmi ottenibili in tal senso non possano trasformarsi in un’occasione per allargare la platea degli attuali beneficiari della Quota 41.

Lavoratori precoci e riforma previdenziale: le regole attuali e le richieste per avere una quota 41 per tutti

Al momento le pensioni anticipate per anzianità prevedono per tutti la maturazione di almeno 42 anni e 10 mesi di lavoro, indipendentemente dal requisito anagrafico. Per le donne il parametro scende di un anno, fermandosi a 41 anni e 10 mesi. Con la legge di bilancio 2017 è stata però introdotta una Quota 41 “pura” destinata a chi vive specifiche situazioni di disagio.

In questo caso, è necessario aver lavorato almeno 12 mesi effettivi prima del compimento del 19mo anno di età. Oltre a ciò, è fondamentale rientrare in uno dei casi di disagio previsti dal legislatore. Tra questi figurano i disoccupati senza ulteriori sussidi di welfare, i caregivers, coloro che hanno un’invalidità uguale o superiore al 74% e infine chi rientra nelle casistiche utili per figurare tra i lavoratori con mansioni gravose o usuranti.

Le richieste avanzate da tempo dai precoci chiedono l’accesso alla Quota 41 per tutti, indipendentemente dalla specifica situazione di disagio. Dal nuovo esecutivo sono arrivati invece alcuni segnali importanti circa una possibile estensione della platea, in particolare per quanto concerne i caregivers e coloro che hanno svolto attività gravose in età avanzata.

Per comprendere in che modo evolverà la situazione, bisognerà però attendere le prossime settimane, in modo da verificare quale sarà l’effettivo atteggiamento dell’esecutivo giallo – rosso sulla vicenda.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - I lavoratori precoci rappresentano una delle categorie maggiormente colpite negli ultimi anni dalla legge Fornero e dalla rigidità delle regole di accesso all’Inps. Il problema riguarda in particolare i parametri anagrafici effettivi, che non consentono il pensionamento nonostante un’anzianità di parecchi decenni. Resta implicito che sulla questione i lavoratori attendono risposte importanti da tempo.

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