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Pensioni anticipate 2019, ecco perché la quota 100 potrebbe non bastare

La nuova quota 100 resta una misura sperimentale. Dai sindacati si chiede di rendere strutturale la misura, che necessita comunque di un ulteriore provvedimento in favore dei precoci. Attesa sul nodo delle carriere discontinue.

Economia e Finanza
Pubblicato il 6 maggio 2019, alle ore 10:43

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Pensioni anticipate 2019, ecco perché la quota 100 potrebbe non bastare

L’avvio delle pensioni anticipate tramite quota 100 con l’approvazione del decretone ha portato maggiore flessibilità nel nostro sistema previdenziale, ma non sembra aver placato le richieste di riforma da parte dei lavoratori. I problemi restano molteplici anche secondo i sindacati, che da un lato hanno riconosciuto il passo in avanti rispetto al passato, e dall’altro hanno chiesto interventi urgenti per salvaguardare i lavoratori rimasti esclusi dagli ultimi provvedimenti.

Preoccupa anche la natura sperimentale della quota 100, che di fatto (salvo nuovi interventi legislativi) resterà in vigore solo fino al 2021. Secondo il Governo l’obiettivo finale consiste nell’approvare una quota 41 per tutti ma, se il provvedimento fosse sostitutivo della quota 100, si rischierebbe ancora una volta di lasciare fuori dalla flessibilità pensionistica diverse categorie di lavoratori.

Riforma pensioni, le richieste di maggiore tutela da parte dei sindacati

Fare il punto della situazione rende evidente anche la complessità del nostro ordinamento previdenziale, fatto di numerose eccezioni al pensionamento ordinario nate di volta in volta per tamponare singole problematiche. Al momento il meccanismo ordinario di pensionamento anticipato reso disponibile dalla legge Fornero consente il prepensionamento slegato dal vincolo anagrafico a partire dai 42 anni e 10 mesi di versamenti (un anno in meno per le donne).

Il Governo ha inoltre prorogato per un ulteriore anno l’APE sociale e la pensione anticipata tramite opzione donna, mentre per chi ha avuto carriere discontinue resta la possibilità dell’APE volontaria (che richiede appena 20 anni di contribuzione). Il problema riguarda però proprio questo caso specifico, visto il paradosso della situazione: né la quota 100, né la quota 41 consentono infatti il prepensionamento a chi ha subito una carriera precaria e discontinua. Si pensi innanzitutto al caso delle donne, che faticano a raggiungere i requisiti contributivi in virtù del lavoro di cura svolto in famiglia e del gender gap presente nel mercato del lavoro.

Anche per questo, i sindacati spiegano che la quota 100 e l’eventuale sostituzione con la quota 41 non possono rappresentare la soluzione definitiva alla necessità di maggiore flessibilità nel sistema pensionistico. Resta infatti evidente che c’è ancora molto lavoro da fare per rendere maggiormente flessibile l’accesso alla pensione pubblica, soprattutto nei casi di maggiore disagio lavorativo o di carriere difficili.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - La natura sperimentale della quota 100 e l’ipotesi di sostituirla con una quota 41 per tutti continua a far discutere Governo, sindacati e lavoratori. Il problema resta sempre l’inclusività della misura, stante che diversi vincoli di accesso a queste opzioni escludono di fatto molti potenziali richiedenti dalla possibilità di ottenere un prepensionamento rispetto ai parametri della quiescenza di vecchiaia.

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