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Pensioni anticipate: resta l’obiettivo della quota 41 entro il 2022

Emerge nuovamente l’ipotesi di sostituire le pensioni anticipate tramite quota 100 con la quota 41 per tutti. La misura potrebbe partire dal 2022: ecco perché e con quali effetti per i lavoratori che desiderano un prepensionamento.

Economia e Finanza
Pubblicato il 5 maggio 2019, alle ore 12:34

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Pensioni anticipate: resta l’obiettivo della quota 41 entro il 2022

La recente riforma del sistema previdenziale ha preso il via attraverso la quota 100, una misura che consente l’uscita ai lavoratori con 62 anni di età e almeno 38 anni di contribuzione, mentre chi è accompagnato da un fondo di solidarietà può avvantaggiarsi di tre anni ulteriori di sconto (59 anni di età e 35 anni di versamenti). Al momento, il provvedimento si sta confrontando con le effettive richieste di accesso alla misura, fermo restando che non risulta accessibile a tutta la platea dei lavoratori.

Anche per questo motivo, si è sempre parlato da parte dello stesso Governo di una misura alternativa che dovrebbe realizzarsi entro la fine della legislatura, in grado di slegare il pensionamento anticipato dall’effettiva età anagrafica raggiunta. Bisogna infatti considerare che la nuova quota 100 non è stata introdotta nel nostro ordinamento in senso strutturale, ma solo come misura temporanea in vista di una riforma più profonda del sistema pensionistico pubblico.

Le ipotesi per un abbandono della quota 100 nel 2022 in favore della quota 41

Stante la situazione appena descritta, l’ipotesi confermata anche recentemente dall’ala leghista del Governo vede una possibile conclusione della quota 100 entro i termini della sperimentazione, con la sostituzione del provvedimento attraverso la creazione di una quota 41 per tutti. La misura avrebbe infatti il vantaggio di non porre alcun limite anagrafico nell’accesso alla pensione, cosa che al momento si verifica invece con la Q100 (attraverso la somma di età più anzianità di contribuzione).

Vi è da considerare poi che attualmente il nostro ordinamento possiede già una quota 41, sebbene l’opzione resti limitata ad una platea molto ristretta di lavoratori: per accedere bisogna, infatti, aver maturato almeno un anno di versamenti prima del 19mo anno di età e rientrare all’interno di una delle situazioni di disagio previste dal legislatore (disoccupazione, riduzione della capacità lavorativa con invalidità superiore al 74%, caregivers, e mansioni usuranti).

È chiaro che una possibile estensione della quota 41 avrebbe l’effetto di aiutare nell’ottenere il prepensionamento coloro che hanno iniziato a lavorare in giovane età mantenendo una carriera continua, ovvero i soggetti che al momento non riescono ad accedere alla quota 100, pur avendo maturato il vincolo contributivo, per via del paletto anagrafico posto all’ingresso della misura.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - La richiesta avanzata da parte di molti lavoratori per accedere all’Inps a partire dai 41 anni di versamenti non è nuova, visto che da diverse legislature si parla di avviare un simile provvedimento. I precoci si trovano infatti davanti all’impossibilità di poter andare in pensione nonostante oltre quattro decenni di versamenti alle proprie spalle e, spesso, con evidenti difficoltà nel proseguire l’attività lavorativa in età avanzata.

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