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Pensioni anticipate 2019: ecco come evitare l’attesa dei 67 anni per l’uscita dal lavoro

A partire dal 2019 i criteri ordinari per l’accesso alla pensione di vecchiaia prevedono la maturazione dei 67 anni di età. Ecco quali sono le alternative per uscire dal lavoro con le opzioni anticipate.

Economia e Finanza
Pubblicato il 30 luglio 2019, alle ore 08:12

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Pensioni anticipate 2019: ecco come evitare l’attesa dei 67 anni per l’uscita dal lavoro

Con l’adeguamento all’aspettativa di vita, dall’inizio del 2019 è necessario attendere la maturazione di almeno 67 anni di età (assieme ai 20 anni di contribuzione) per poter accedere all’assegno dell’Inps tramite la cosiddetta pensione di vecchiaia. Il nostro sistema previdenziale include però diverse opportunità di prepensionamento che è interessante tenere in considerazione per coloro che desiderano uscire dal lavoro con qualche anno di anticipo.

Il principale meccanismo di prepensionamento disponibile nel nostro sistema previdenziale si basa sull’anzianità contributiva. In questo caso, è necessario maturare almeno 42 anni e 10 mesi di lavoro (un anno in meno per le donne) per poter accedere all’Inps senza alcun legame con l’età anagrafica. Ovviamente, per esserci convenienza si dovrà aver iniziato a lavorare in giovane o giovanissima età (da qui la definizione di lavoratori precoci). Per chi vive specifiche situazioni di disagio previste dal legislatore, esiste anche la cosiddetta Quota 41, riconosciuta ad esempio a chi svolge peculiari lavori gravosi o usuranti.

Chi è inserito nel sistema contributivo puro può accedere anche alla pensione anticipata contributiva, che prevede la maturazione di almeno 64 anni con 20 anni di versamenti, purché l’importo dell’assegno previdenziale risulti non inferiore a 2,8 volte la minima. Nel 2019 l’importo corrisponde a circa 1.282 euro (essendo la minima di circa 457 euro).

Le pensioni anticipate tramite Quota 100, APE e opzione donna

Per coloro che non riescono a maturare i requisiti di accesso delle opzioni elencate in precedenza c’è innanzitutto la Quota 100, che consente fino al 2021 il pensionamento anticipato a partire dai 62 anni di età e con almeno 38 anni di contribuzione. In alternativa, è disponibile fino al termine del 2019 (salvo eventuali proroghe) l’APE sociale, destinata ai lavoratori che vivono peculiari situazioni di disagio e che hanno maturato almeno 63 anni di età e 30-36 anni di contribuzione.

Infine, per le lavoratrici resta percorribile anche la cosiddetta Opzione Donna, che consente attualmente la quiescenza a partire dai 58 anni di età (un anno in più se lavoratrici autonome) e 35 anni di contribuzione maturati entro il 31 dicembre del 2018. Il tutto, però, accettando il penalizzante ricalcolo interamente contributivo dell’assegno (con tagli sulla pensione che in molti casi possono arrivare a pesare in doppia percentuale).

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - Il nostro sistema previdenziale è caratterizzato da moltissime opzioni di quiescenza, frutto di interventi correttivi posti a parziale rettifica della rigidità del sistema. Purtroppo, manca un’opzione di pensionamento flessibile davvero universale, visto che l’accesso alla pensione di anzianità resta molto limitato e che gli altri meccanismi di prepensionamento interessano solo una parte della platea dei lavoratori.

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