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Le pensioni di vecchiaia calano drasticamente del 39% nel primo trimestre dell’anno

Le nuove rilevazioni comunicate dall’Istituto pubblico di previdenza evidenziano un forte calo delle pensioni liquidate secondo le regole di accesso agli assegni di vecchiaia per effetto dell’incremento dei requisiti legati all’aspettativa di vita.

Economia e Finanza
Pubblicato il 19 aprile 2019, alle ore 19:34

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Le pensioni di vecchiaia calano drasticamente del 39% nel primo trimestre dell’anno

Le nuove regole di accesso alla pensione di vecchiaia hanno prodotto nel primo trimestre del 2019 un drastico calo dei pensionamenti rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. È quanto emerge dai rilievi diffusi dalla stessa Inps, che segnano una riduzione percentuale del 39,2%. Ricordiamo che il nuovo adeguamento all’aspettativa di vita (che rappresenta la principale causa della stretta sulle uscite) richiede – a partire dal 1° gennaio – la maturazione di almeno 67 anni di età unitamente ad un minimo di 20 anni di contribuzione.

Fino allo scorso anno era invece possibile accedere all’uscita di vecchiaia maturando 66 anni e 7 mesi, mentre il requisito contributivo rimaneva identico (prevedendo quindi una contribuzione ventennale raggiungibile a qualsiasi titolo di versamento, come ad esempio nel caso di contribuzione da riscatto, volontaria o figurativa).

Il monitoraggio dell’Inps e la riduzione degli assegni registrata ad inizio 2019

Stante la situazione appena evidenziata, dal punto di vista generale non sono solo gli assegni di vecchiaia a registrare un calo nelle liquidazioni rispetto all’anno precedente. Il monitoraggio dell’Inps ha infatti rilevato che anche le pensioni di anzianità (definite secondo la legge Fornero come anticipate) hanno subito un calo.

In particolare, gli assegni di anzianità riferibili al primo trimestre del 2019 sono calati del 24% rispetto allo stesso periodo del 2018, passando da 31.397 a 23.842. Se invece si prende come riferimento il numero complessivo degli assegni erogati nel periodo (considerando quindi tutte le opzioni di quiescenza attualmente disponibili), si scopre che la diminuzione si attesta attorno al 16% (registrando in particolare 93.123 pratiche).

Infine, le statistiche in merito all’importo medio dell’assegno erogato dall’Inps vedono il dato in crescita (coerentemente con il fatto che andando in pensione più tardi si effettuano maggiori versamenti). Si scopre così che l’assegno medio passa da 1.025 euro al mese a 1.093 euro. Da tutte le proiezioni restano però escluse le nuove pensioni anticipate tramite quota 100, visto che la loro erogazione è iniziata all’inizio del mese corrente.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - I nuovi dati diffusi dall’Inps in merito alle pensioni liquidate nei primi tre mesi del 2019 indicano che la stretta sui criteri di uscita dal lavoro continua a manifestare i propri effetti. Non deve sorprendere quindi che. mentre gli assegni diminuiscono in numero, cresca il loro importo medio (un fenomeno dovuto alla maggiore contribuzione). In tal senso, sarà interessante rilevare quale sarà l’impatto della nuova quota 100 nel prossimo trimestre.

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