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La pensione di cittadinanza non decolla: ecco perché in pochissimi la richiedono

Il flop del nuovo assegno di welfare emerge dalle ultime statistiche in merito alle richieste di accesso inoltrate all’Inps: il provvedimento al momento va ad integrare solo il 3% delle prestazioni previdenziali inferiori alle 780 euro.

Economia e Finanza
Pubblicato il 9 maggio 2019, alle ore 11:17

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La pensione di cittadinanza non decolla: ecco perché in pochissimi la richiedono

Gli ultimi dati in arrivo sul reddito e sulle pensioni di cittadinanza (operative dal 6 Marzo) registrano quello che al momento potrebbe essere definito come un flop della misura in favore dei percettori più anziani, ed in particolare rispetto alle esigenze dei pensionati più poveri. Le statistiche indicano infatti che il provvedimento andrà ad integrare appena il 3% degli assegni pensionistici al di sotto dei 780 euro, ovvero della soglia decisa dal legislatore per poter ottenere il beneficio di legge.

La questione non emerge in modo imprevisto, dato che nel recente passato le parti sociali avevano già attenzionato il fenomeno riscontrabile dall’esame delle pratiche inoltrate presso l’Istituto pubblico di previdenza in questi primi mesi di funzionamento. Nella pratica, si registrano infatti poche richieste di persone ultra 67enni (meno del 15% sul totale complessivo), delle quali ne vengono scartate da un quarto ad un quinto.

Ecco i motivi per cui le pensioni di cittadinanza coinvolgono una piccola parte della platea potenziale

Dal punto di vista statistico, finora le pensioni di cittadinanza hanno coinvolto circa 107 mila pensionati, mentre la platea di persone che percepisce un assegno vicino ai 780 euro mensili è stimata a più di 4 milioni. Risulta quindi evidente che il problema dev’essere individuato negli altri criteri di accesso alla misura, posti dai legislatori principalmente per evitare che la spesa finisca fuori controllo.

Resta implicito che in questo modo l’effetto è quello di limitare fortemente la portata del sussidio, che prevede il rispetto non solo di vincoli reddituali ma anche patrimoniali e familiari. Lo strumento di riferimento scelto è ancora una volta l’ISEE (la sigla sta per indicatore della situazione economica equivalente). Oltre a ciò, bisogna considerare che la legge pone un ulteriore vincolo anagrafico per chi vive assieme al richiedente, visto che i 67 anni di età devono essere raggiunti da tutti i componenti familiari al fine di maturare il diritto all’assegno di welfare.

Da queste evidenze si ottiene la conferma che per il momento in pochi potranno beneficiare della nuova pensione di cittadinanza. Le stime parlano di circa il 3%, mentre l’integrazione media si attesta attorno alle 203,00 euro mensili. Numeri che in effetti risultano in linea con le stime tecniche sulla platea di coloro che possiedono effettivamente i requisiti di legge e dai quali sarà quindi difficile divergere.

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Cosa ne pensa l’autore
Stefano Calicchio

Stefano Calicchio - La nuova pensione di cittadinanza rappresenta una parte importante del reddito di welfare avviato con la precedente manovra, ma al momento rimane relegata ad una parte molto ridotta della platea dei pensionati poveri. In questo senso, fa comunque riflettere che solo tre pensionati in stato di povertà su cento potranno beneficiare del sussidio.

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