Un gesto intimidat*rio ha scosso la notte tra mercoledì e giovedì nella zona dell’Alberone a Roma, quando tre bottiglie incendiarie sono state lanciate contro l’abitazione di Emanuele Fragalà, 26 anni, già noto alle forze dell’ordine e attualmente sottoposto agli arresti domiciliari per reati legati alla drog@.
Il giovane, figlio del boss Salvatore Fragalà arrestato nell’ambito dell’operazione “Equilibri”, si trovava in casa al momento dell’espl*sione e fortunatamente è rimasto illeso. Le molotov hanno colpito il piano terra dell’edificio in via Alfredo Baccarini, distruggend* i vetri delle finestre e annerendo le pareti interne. L’incendio, innescato dal liquido infi@mmabile, è stato prontamente domato dai vigili del fuoco. La scena dell’attentato, caratterizzata dai danni visibili e dall’odore acre di benzina, ha richiamato sul posto le pattuglie dei carabinieri della compagnia Piazza Dante e gli specialisti della VII sezione di via In Selci, che hanno avviato i rilievi per ricostruire l’accaduto.
Dalle prime verifiche emerge che due molotov hanno effettivamente espl*so e colpito l’abitazione, mentre una terza, inesplosa, è stata ritrovata poco distante, completa di benzina, nastro adesivo e un petardo collegato. Questo elemento fa ipotizzare agli investigatori che si tratti di un messaggio intimidat*rio diretto, inserito in un contesto di tensioni legate alla crimin@lità locale.
Le indagini si concentrano ora sul controllo delle telecamere di sorveglianza della zona e sul possibile movente. Fragalà è stato ascoltato dagli inquirenti per chiarire se negli ultimi tempi abbia ricevuto min@cce o se possa essere coinvolto in contesti di conflitt* crimin@le. L’episodio segue le vicende legate alla famiglia Fragalà, con il padre arrestato nell’operazione “Equilibri”, e si inserisce in un contesto di attenzione crescente da parte delle forze dell’ordine verso segnali di escalation nelle dinamiche crimin@li della zona.
L’azione dimostra come il rischio di atti intimid@tori possa colpire anche chi, pur sottoposto a misure restrittive come i domiciliari, resta inserito in contesti a rischio. Il tempestivo intervento dei vigili del fuoco ha evitato conseguenze più gravi, ma la vicenda conferma la necessità di monitoraggio e prevenzione, soprattutto in aree urbane sensibili a fenomeni di crimin@lità organizzata. L’attenzione degli investigatori rimane alta: il recupero della molotov inesplosa e la raccolta di testimonianze potrebbero fornire elementi utili a identificare i responsabili e a comprendere se l’episodio sia collegato a dinamiche di avvertimento o a conflitti più ampi.