Alla decisione del comune di Roma di realizzare un quartiere a luci rosse nell’Eur immediata è la risposta del quotidiano dei vescovi, Avvenire, che dice:”Un’ipocrita (e forse ideologica) operazione per il ‘decorò urbano. Non un impegno contro il degrado umano, a fianco delle vittime. Ne proviamo vergogna”. E il giornale della Cei continua imperterrito: “Alla vigilia della giornata di preghiera e azione contro la tratta degli esseri umani, Roma – la capitale d’Italia, la città culla e cuore dell’umanesimo cristiano – si fa capofila di un progetto che assomiglia alla polvere celata sotto un tappeto di luci rosse. Un lavarsi la coscienza, come le strade. Non una scelta decisa per affrontare il dramma della prostituzione”.
Anche la comunità di Papa Giovanni XXIII, fondata da Don Benzi, condanna il progetto dell’amministrazione comunale di Roma di creare zone pubbliche di tolleranza per la schiavitù della donna. Giovanni Ramonda, responsabile generale della comunità, ribadisce che la prostituzione si combatte come negli altri paesi, con multe e sorveglianza.
Non è però solo il mondo ecclesiastico a contrastare la scelta dell’amministrazione capitolino, ovvero quella di istituire le zone rosse per liberare le strade dell’Eur dal degrado, ma anche parte del mondo politico non è d’accordo. Anche l’ex sindaco di Roma, Giovanni Alemanno, commenta che la scelta del comune non è altri che una dimostrazione di resa nei confronti del fenomeno della prostituzione, mentre Salvini ribadisce che è una cazzata e torna a parlare della riapertura delle case chiuse.
Le proteste però non hanno avuto l’effetto desiderato: infatti il presidente del IX Municipio, Andrea Santoro, sembra continuare su questa strada della zona a luci rosse, e trova il sostegno dei minisindaci degli altri quartieri di Roma, che gli offrono la loro disponibilità e collaborazione. Tra di loro c’è anche chi pensa che sia un’operazione coraggiosa e che tutta la città dovrebbe appoggiarla. Ed è quello che fa Andrea Catarci, presidente del VIII Municipio, che sostiene come sarebbe opportuno cominciare nello stesso momento nei Municipi dove il fenomeno della prostituzione è più sentito. Per farlo però è necessario un supporto maggiore delle forze di polizia e dei vigili urbani ma anche di altri operatori che collaborino attivamente sul posto.