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Papa Francesco scrive una lettera ai genovesi come invito a non perdere la speranza

Un anno da oggi, 14 agosto 2019, il ponte Morandi è crollato. Tra le mille voci che da quel giorno si sono sollevate, c'è quella del Papa: egli ammette che non ci sono parole capaci di lenire il dolore ma, esprimendo vicinanza, invita a "guardare avanti".

Cronaca
Pubblicato il 14 agosto 2019, alle ore 08:03

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Papa Francesco scrive una lettera ai genovesi come invito a non perdere la speranza

Nell’anniversario del crollo di ponte Morandi, avvenuto il 14 agosto dello scorso anno, Papa Francesco ha scritto una lettera, pubblicata da La Stampa e Secolo XIX, per dire ai genovesi e a quanti ancora soffrono per la tragedia che non li ha dimenticati: “ho pregato e prego per le vittime, per i loro familiari, per i feriti, per gli sfollati, per voi tutti, per Genova“.

Nel crollo del ponte Morandi hanno perso la vita 43 persone, molte altre sono state costrette a la lasciare la propria abitazione e a vivere da sfollate: “una ferita inferta al cuore della vostra città, una tragedia“, ricorda Papa Bergoglio che ancora una volta invita a non lasciarsi portare via la speranza.

La sofferenza non cancelli la memoria

Papa Francesco continua la sua lettera affermando che il dolore provocato da eventi come questo, è troppo grande, lancinante ed è difficile da lenire. Per questo motivo, “il sentimento di non rassegnazione“, constatando che la tragedia poteva essere evitata, è comprensibile.

Francesco mette le mani avanti dicendo che non ha formule, risposte preconfezionate da dare, perché le parole umane di fronte a certe situazioni risultano sempre inadeguate ma, in quanto padre e fratello, dal cuore gli sgorga un messaggio: “Non lasciate che le vicende della vita spezzino i legami che tessono la vostra comunità”, la sofferenza non deve cancellare “la memoria di ciò che ha reso così importante e significativa la sua storia“.

Sappiate che non siete soli“. Dio nostro Padre ascolta il grido e vi accompagna, con la presenza del Figlio Suo, Gesù. Anche la comunità cristiana di Genova vi è vicina per condividere ogni vostra sofferenza e difficoltà. Papa Francesco ricorda che il prendere coscienza della propria debolezza e della precarietà della condizione umana, porta a riscoprire “la bellezza delle relazioni umane, dei legami che ci uniscono, come famiglie, comunità, società civile“.

I genovesi, riconosce Papa Bergoglio, sono capaci di gesti di solidarietà grandi, si rimboccano le maniche, non si arrendono, sanno come stare al fianco di coloro che hanno più bisogno. Dopo la grande tragedia che ha colpito tristemente le famiglie e la città di Genova, scrive il Papa, “avete saputo reagire, rialzarvi, guardare avanti. Non perdete la speranza, non lasciatevela rubare!”, poi l’invito a stare ancora al fianco di chi più è stato colpito dalla tragedia del crollo del ponte Morandi.

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Mentre tutti hanno parole e dita puntate di accusa, Papa Francesco si china, con queste sue parole, nella profondità del dolore e sta accanto come un fratello e come un padre alle persone colpite negli affetti, cercando di mostrare un filo di luce da seguire per rialzarsi: l'amore di Dio Padre che si rivela nel Figlio, la vicinanza della comunità cristiana, la riscoperta delle relazioni, il DNA dei genovesi capaci di rimboccarsi le maniche. Questo mi pare sia il compito di un "Pontefice", fare da ponte tra terra e cielo.

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