Palermo, bambini rumorosi: chiesa condannata a risarcire il vicinato

I cittadini lamentavano un disturbo acustico costante provocato dalle attività dei bambini nel cortile dell’oratorio, che si protraevano per molte ore al giorno e fino a tarda sera nei fine settimana.

Palermo, bambini rumorosi: chiesa condannata a risarcire il vicinato

Si chiude dopo quasi dieci anni una delle controversie più singolari e discusse degli ultimi anni a Palermo, quella che ha visto contrapposti i residenti di via Filippo Parlatore e l’oratorio della parrocchia di Santa Teresa del Bambino Gesù. Una vicenda che ha sollevato interrogativi complessi sul diritto al riposo, sulla funzione sociale degli spazi parrocchiali e sulla difficile convivenza tra esigenze diverse in contesti urbani sempre più densamente abitati.

La sentenza, firmata dal giudice Filippo Lo Presti, ha messo la parola fine a un contenzioso iniziato nel 2015, stabilendo la condanna della parrocchia al risarcimento dei danni in favore degli abitanti della zona, ritenuti vittime di un disturbo acustico prolungato e non adeguatamente mitigato.

Tutto ha avuto inizio circa dieci anni fa, quando alcuni residenti della via hanno iniziato a segnalare rumori continui e insistenti provenienti dal cortile dell’oratorio. Secondo le testimonianze raccolte nel corso del procedimento, le attività ricreative dei bambini si svolgevano quotidianamente nei giorni feriali, dalle 16 alle 20, e si protraevano fino a tarda sera, arrivando in alcuni casi fino a mezzanotte durante i fine settimana.

Urla, rimbalzi dei palloni contro i muri e schiamazzi sarebbero diventati, col passare del tempo, una costante tale da incidere sulla qualità della vita degli abitanti, in particolare di anziani, lavoratori e famiglie con bambini piccoli. Da qui la decisione di rivolgersi alla magistratura per tutelare il diritto al riposo e alla tranquillità domestica.

Nel 2019 il tribunale aveva già tentato una mediazione, cercando di bilanciare il diritto dei residenti alla quiete con quello dei bambini a giocare e socializzare. La decisione aveva imposto una serie di misure particolarmente dettagliate: orari rigorosi per le attività, l’applicazione di pannelli e protezioni in gommapiuma sui muri del cortile per ridurre il rimbombo dei colpi e persino limitazioni sugli strumenti di gioco.

La sentenza ha inevitabilmente alimentato polemiche. Da un lato, chi la considera una vittoria del diritto alla salute e al riposo in un contesto urbano già segnato da molteplici fonti di rumore. Dall’altro, chi teme che decisioni di questo tipo possano scoraggiare le attività sociali e aggregative degli oratori, storicamente luoghi di inclusione e crescita per bambini e ragazzi, soprattutto nei quartieri più popolari.

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