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Omicidio Scopelliti, svolta nelle indagini. Fra i 17 indagati spunta anche Matteo Messina Denaro

Dall’inchiesta della Dda di Reggio Calabria è emersa una svolta sull’omicidio Scopelliti. Dietro il delitto del giudice su commissione pare ci sia stata una trattativa tra mafia e ʼndrangheta.

Cronaca
Pubblicato il 17 marzo 2019, alle ore 18:20

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Omicidio Scopelliti, svolta nelle indagini. Fra i 17 indagati spunta anche Matteo Messina Denaro

Sono emersi nuovi particolari dall’inchiesta condotta dalla Dda di Reggio Calabria sull’omicidio del sostituto procuratore generale della Cassazione Scopelliti ucciso il 9 agosto del 1991 a “Piale”, Villa San Giovanni, mentre tornava a Campo Calabro. Risultano indagati dalla procura distrettuale 17 persone, tra cui figurano boss e persone appartenenti a cosche mafiose e della ‘ndrangheta.

Tra gli indagati spunta anche il nome del boss Matteo Messina Denaro, ad oggi ancora latitante. Scopelliti stava portando a termine il lavoro che Giovani Falcone e Paolo Borsellino avevano iniziato ma, mentre era in auto, due persone a bordo di una moto lo hanno affiancato, facendo sbandare la macchina e mettendo fine ad un altro capitolo di giustizia che ancora una volta è stato interrotto.

Allora è stato subito chiaro che si trattasse di un delitto su commissione, ma non solo: dietro questo atroce crimine si celava una trattativa tra mafia e ‘ndrangheta, che la Dda di Reggio Calabria ha ricostruito con pazienza e lavoro accurato nel corso degli anni.

A portare avanti le indagini, ha contribuito il pentito Francesco Onorato che ha riferito che Scopelliti è stato ucciso dalle cosche calabresi per tutelare Totò Riina; il boss temeva la sentenza di Cassazione riguardante il maxiprocesso a Cosa nostra. Gli autori che hanno affiancato l’auto di Scopelliti la sera del 9 agosto 1991 appartengono quindi sia alle cosche calabresi che alla mafia siciliana.

Per uccidere il sostituto procuratore pare sia stato utilizzato un fucile calibro 12 poi rinvenuto nelle campagne siciliane in seguito alla testimonianza di un altro collaboratore di giustizia, il catanese Maurizio Avola, che ha confessato di aver ucciso oltre cento persone, tra cui anche il giornalista Giuseppe Fava.

Tra i 17 indagati vi sono dieci calabresi, Antonino Pesce, Giuseppe Piromalli, Gino Molinetti, Giovanni e Pasquale Tegano, Santo Araniti, Vincenzo Zito, Giorgio De Stefano e Pasquale e Vincenzo Bertuca, e sette siciliani, Matteo Messina Denaro, Maurizio Avola, Marcello D’Agata, Eugenio Galea, Aldo Ercolano, Francesco Romeo e Vincenzo Salvatore Santapaola. 

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Michelangelo Ricupati

Michelangelo Ricupati - Le alleanze tra coloro che vogliono controllare il territorio ci sono sempre state e oggi ancora di più visto che ci sono persone che mettono a rischio la propria vita per difendere i deboli e condannare i criminali. Ma mafia e 'ndrangheta sono come l'erba cattiva, non saranno mai estirpate e troveranno sempre affiliati. Purtroppo.

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