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Milano

Milano. Litigano per i vaccini del figlio: ecco la decisione del tribunale

Nei giorni scorsi, un tribunale di Milano è intervenuto nella diatriba tra 2 ex coniugi, separati, a proposito del loro pargolo di 4 anni, al quale la madre aveva impedito ogni vaccinazione, dalla nascita, imponendo - inoltre - anche una ferrea dieta vegana.

Cronaca
Pubblicato il 8 agosto 2017, alle ore 09:44

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Milano. Litigano per i vaccini del figlio: ecco la decisione del tribunale
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Prima e dopo l’approvazione del decreto Lorenzin sulle vaccinazioni obbligatorie, si è assistito un vero e proprio scontro tra chi sosteneva la necessità di immunizzare la popolazione da malattie potenzialmente letali, e chi – invece – optava per la libertà di scelta o, addirittura, la non vaccinazione. Uno scontro che, nel piccolo, si è consumato in tante famiglie: proprio come emerso giorni fa a Milano.

Diversi media nazionali, infatti, hanno raccontato l’esito di una battaglia legale tra un marito ed una moglie, ormai separati da tempo, a proposito delle cure da somministrare al loro bambino di 4 anni: la donna, un’operatrice turistica, da tempo è una convinta fan delle tesi no-vax, che caldeggia a spada tratta sul suo profilo social e, per questo motivo, ha sempre evitato che il piccolo venisse visitato da un pediatra, e sottoposto alle iniezioni immunizzanti. 

Per molto tempo, la signora in questione è riuscita a imporre la sua volontà, complice anche una denuncia (poi archiviata) fatta al marito per presunte molestie sul piccolo: quando il decreto Lorenzin è passato, diventando legge, e imponendo le vaccinazioni quali pre-requisito per l’iscrizione a scuola, le cose sono cambiate ed i giudici – con una sentenza emessa il 31 Luglio – hanno stabilito che saranno – d’ora in poi – i servizi sociali ad occuparsi della salute del bimbo, facendo sì che esegua i test per verificare eventuali incompatibilità agli obblighi vaccinali, e onde accertarne lo stato di salute, posto che il marito ha più volte lamentato che la donna, imponendo una dieta vegana al bimbo, gli abbia causato serie deficienze vitaminiche. 

Oltre a ciò, spetterà ai servizi sociali anche assumere le decisioni circa l’istruzione e l’educazione del piccolo (anche per accertare se va a a scuola con regolarità) che, causa il veto della donna alle vaccinazioni, non ha potuto frequentare luoghi di socializzazione come le piscine, al cui accesso il bambino veniva interdetto, proprio a causa delle vaccinazioni non fatte.

Infine, saranno sempre i servizi sociali a dover regolarizzare i rapporti tra il padre ed il minore, al fine di favorire tempi di incontro congrui che, in futuro, possano anche ampliarsi o liberalizzarsi del tutto. Decisioni, queste, a cui i genitori non potranno esimersi, pena – ha avvertito il giudice – la collocazione del bambino fuori dal contesto familiare di origine (ovvero, l’affidamento a terzi).

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Cosa ne pensa l’autore
Fabrizio Ferrara

Fabrizio Ferrara - Sto seguendo con molta attenzione la querelle sulle vaccinazioni e, quindi, mi ha particolarmente coinvolto il caso in questione: trovo giusto la decisione dei giudici di vigilare sulla vita sanitarie, educativa, e scolastica del bambino oggetto di questa contesa, posto l'atteggiamento scellerato della madre che, con profondo egoismo, ha messo in serio pericolo sia la salute del piccino, che la sua necessità di socializzare con i pari età.

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