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Roma

Maria e un amico bruciati nell’auto. Mistero sull’autore del delitto

Aveva portato la figlia agli esami, poi il rogo. Il compagno, interrogato per ore dai carabinieri, ha un alibi. Scartata la pista dell'omicidio-suicidio, si fa strada l'ipotesi di un duplice omicidio di stampo malavitoso.

Cronaca
Pubblicato il 15 giugno 2019, alle ore 19:13

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Maria e un amico bruciati nell’auto. Mistero sull’autore del delitto

Sono un uomo e una donna i due cadaveri ritrovati a bordo di una Ford Fiesta ieri nel quartiere Torvaianica di Roma. Si tratta di Maria Corazza, 46 anni, e di un amico di famiglia, Domenico Raco. Chi li ha uccisi? Per adesso non è possibile saperlo. Il compagno della donna è stato interrogato a lungo dai carabinieri, ma a quanto pare avrebbe un alibi di ferro.

La dinamica dei fatti è stata tracciata dai carabinieri. Ieri mattina, intorno alle 8, la donna, il compagno e la figlia di dodici anni, hanno preso l’auto, accompagnato la figlioletta a scuola e, poi, si sono diretti sui rispettivi luoghi di lavoro: lei in una ditta di pulizie per l’Eni, lui in un’azienda di vernici per macchine sportive. Si salutano e si separano.

Alle 8,45 arriva al 112 la segnalazione di un’auto a fuoco alla periferia di Torvaianica. I vigili del fuoco arrivano e, dopo aver spento l’incendio, fanno la macabra scoperta: all’interno dell’auto ci sono due corpi completamente carbonizzati. Il medico legale non ha dubbi: si tratta di un uomo e una donna. Difficile dire se erano ancora vivi quando l’auto hanno preso fuoco.

L’unica cosa certa è che i carabinieri rintracciano il compagno della donna, Giuseppe Travaglini di 55 anni, direttamente al lavoro. Lui dice di non sapere nulla di ciò che è accaduto. Viene interrogato dai carabinieri e dal pm di Velletri come “persona informata dei fatti”, ma senza accuse. “Nessun fermo, è un uomo libero”, sottolineano gli inquirenti.

Intanto, si fanno strada varie ipotesi. In particolare due: la prima è che l’uomo abbia scoperto la nuova relazione della compagna e l’abbia uccisa o fatta uccidere da qualcuno su commissione, visto che il suo alibi è stato comunque confermato anche da colleghi e conoscenti. Quindi, resterebbe in piedi solo il duplice omicidio su commissione.

La seconda pista porterebbe al classico gesto dell’omicidio-suicidio dell’amante, che prima ha ucciso la donna e poi ha cosparso di liquido infiammabile la macchina per ammazzarsi. Un’ ipotesi però scartata dagli esperti, secondo cui è impossibile darsi fuoco per poi restare fermi e immobili mentre il fuoco ti divora.

“L’istinto di sopravvivenza – spiegano i criminologi – fa fare cose anche contro una volontà di ferro”. Uno di questi è sicuramente quello di aprire la portiera e gettarsi quantomeno a terra per il dolore. La scena del crimine, insomma, lascia pensare a un duplice omicidio. Un atto che ricorda, ma solo in parte, il modus operandi della malavita. 

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Cosa ne pensa l’autore
Mario Barbato

Mario Barbato - Un fatto di cronaca avvolto nel mistero. E che vede come vittima una donna che, saluta il compagno con la scusa di recarsi al lavoro, e invece va a un appuntamento con un amico di famiglia con cui, evidentemente, aveva una relazione. Difficile dire se questo sia stata la causa del duplice omicidio. Ma in questo caso non basta interrogare solo il compagno della donna: bisognerebbe anche indagare nella vita privata dell'amante per capire se c'è qualche motivo per cui la criminalità ce l'avesse con lui.

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