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Cosenza: il bimbo, colpito con un calcio dal fratello di un pentito della camorra, non dorme, ha paura e si chiede perché

Il padre del piccolo immigrato, aggredito a Cosenza per essersi avvicinato alla carrozzina di una neonata per vederla, spiega: "Lavoro qui da vent'anni, una cosa del genere non era mai successa. Ma la città mi è stata vicina".

Cronaca
Pubblicato il 8 settembre 2019, alle ore 13:30

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Cosenza: il bimbo, colpito con un calcio dal fratello di un pentito della camorra, non dorme, ha paura e si chiede perché

Per due giorni non è riuscito a dormire. Era terrorizzato, piangeva continuamente. Mi chiedeva ‘cosa ho fatto di sbagliato, papà?’“, il padre di Rayem, il piccolo immigrato, aggredito perché cercava di vedere una neonata dentro la sua carrozzina, in un’intervista di Alessia Candito pubblicata su Repubblica.it, ha spiegato tutto il suo rammarico e la difficoltà a dare delle risposte a suo figlio.

Secondo le ultime notizie, l’aggressore del piccolo Rayem è il fratello di un pentito di camorra che vive in un luogo protetto. Stessa sorte, un luogo protetto fuori della Calabria, tocca ora alla coppia, denunciata per lesioni personali aggravate.

La reazione del padre di Rayem

Rayem, il bimbo di tre anni preso a calci martedì scorso, è nato a Cosenza dove i suoi genitori vivono da oltre vent’anni. Nel 1995, Bouazza Toubi, il padre del bambino aggredito, è arrivato in Italia e si è sempre trovato bene: per questo si chiede come sia potuta accadere aggressione simile in centro, a Cosenza

Il padre riferisce che il bimbo ora sta abbastanza bene, avverte ancora il colpo, i lividi e le contusioni sono evidenti, ma i medici che lo tengono sotto controllo affermano “che non c’è nulla di preoccupante, per fortuna”. Ciò che preoccupa invece è lo stato d’animo del piccolo, che chiede perché e non capisce, e quello dei suoi fratelli da quel giorno “inquieti, arrabbiati“. 

Bouazza alla giornalista ha spiegato che non riesce a convincersi che sia potuto accadere un fatto del genere e, quando il figlio Housama gli ha spiegato i fatti, non riusciva a crederci, perché nei vent’anni e più vissuti in Italia, non gli era mai successo un fatto tanto grave. La città, spiega il padre del bimbo, gli è stata molto vicina e si è mostrata coraggiosa, come la ragazza che su Facebook ha denunciato il fatto. Ed ora che l’aggressore è stato trovato, anche la famiglia di Rayem è più tranquilla.

Per Bouazza Toubi, resta la domanda di fondo: “vorrei capire come ha fatto, proprio lui che ha una figlia, che la stava portando in giro in passeggino, a prendersela con un piccolino di tre anni”. È già incomprensibile l’aggressione senza motivo di un adulto ma, se può accade a un bambino piccolo, è intollerabile

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Cosa ne pensa l’autore
Marilena Carraro

Marilena Carraro - Ci sono davvero delle cose incomprensibili: la prima è quella dell'aggressione a un bimbo di tre anni che non può fare nulla di male nel suo guardare estasiato una bambina muoversi in una carrozzina, ricordo di quando mamma, papà e fratelli erano tutti per lui. Un'altra, di primo acchito, è la "protezione" agli autori del fatto ma, poi, riflettendo sulla loro storia familiare, ci si rende conto che va bene così, anche se, inizialmente, stride un po'. La terza cosa che mi preoccupa è quel mostrare, attraverso questo fatto, un volto dell'Italia non del tutto reale: accadono questi episodi...ma non sono il "volto" degli italiani, come testimonia lo stesso padre del bimbo.

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